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Il parere dell'esperto...
30 giugno 2008

Con l'approvazione del decreto fiscale che anticipa la legge Finanziaria, la programmazione economica ha fatto un passo avanti epocale. Ma il percorso di politica economica per la legislatura tracciato dal Dpef è avvilente nella sostanza. Ci sarà un significativo aumento della pressione fiscale per tutta la legislatura e una riduzione delle spese in conto capitale, anziché della spesa corrente. Tutto il contrario di ciò che servirebbe al paese per uscire dalla stagnazione.


Il primo Documento di programmazione economica e finanziaria (Dpef) di una legislatura serve a tracciare un programma di politica economica pluriennale. Con l'approvazione del decreto nanovra estiva che anticipa la legge Finanziaria, la programmazione economica ha fatto un passo avanti epocale. Insieme al Dpef, abbiamo già oggi informazioni su di una quota significativa di norme che tradizionalmente entrano nella legge Finanziaria. Ma il tracciato di politica economica individuato da questo Dpef è avvilente nella sostanza. L'aggiustamento nel 2009 avverrà attraverso un significativo aumento della pressione fiscale e una riduzione delle spese in conto capitale, tutto il contrario di ciò di cui il paese avrebbe bisogno per uscire dalla stagnazione. Inoltre l'aggiustamento nel 2010 e nel 2011 avverrà mantenendo la pressione fiscale al di sopra del quadro a legislazione vigente e con un leggero contenimento delle spese correnti e in conto capitale.

LA SVOLTA FORMALE NELLA PROGRAMMAZIONE ECONOMICA

Da ormai un decennio il Documento di programmazione economica e finanziaria (Dpef) era diventato un esercizio semi-accademico. I diversi governi in carica, nel presentarlo, indicavano soltanto l'aggiustamento di politica economica che si sarebbe effettuato nei mesi successivi, mentre erano quasi sempre silenti sui modi con cui tale aggiustamento sarebbe stato ottenuto. Dopo aver elaborato un quadro a legislazione vigente (il cosiddetto "tendenziale"), il Dpef non indicava mai se l'aggiustamento sarebbe avvenuto attraverso nuove tasse o minori spese. La mancanza di trasparenza generava incertezza e inutili tensioni che si trascinavano almeno fino alla presentazione della legge Finanziaria a fine settembre. Con la presentazione del decreto fiscale contestualmente al Dpef, il ministro dell'Economia ha invece indicato un quadro programmatico. In altre parole, sappiamo già oggi quali sono le macro, se non proprio le micro, intenzioni della politica economica. Una vera svolta. Sarebbe ancora più significativa se le misure del decreto fiscale fossero quantificate nel Dpef. Bisognerà aspettare la relazione tecnica del decreto. Nel frattempo non è dato sapere cosa ci si può attendere dai singoli provvedimenti della manovra d'estate.

LA CONTINUITÀ NELL'AUMENTO DELLA PRESSIONE FISCALE

La delusione sta nei dettagli del sentiero di aggiustamento proposto dal governo. Rispetto al quadro tendenziale, l'esecutivo intende nel 2009 reperire circa dieci miliardi. Il Dpef prevede che circa due terzi di questo aggiustamento avverranno grazie a inasprimenti fiscali.
In altre parole, la prima Finanziaria del nuovo governo Berlusconi aumenta le entrate di più di 6,5 miliardi di euro. Non a caso, la pressione fiscale crescerà nel 2009 dal 42,6 per cento al 43 per cento. È una brutta e inaspettata sorpresa. Dopo avere tuonato per tutta la campagna elettorale contro gli aumenti delle tasse del governo Prodi, si procede, come se niente fosse, a un ulteriore incremento delle imposte. Nei dettagli, l'aumento deriva da una crescita delle imposte dirette ed è ben superiore a qualunque stima della ormai celebre Robin tax su banche e petrolieri, che finirà per gravare in grande misura sulle famiglie. Nel Dpef si fa più volte riferimento a forme di perequazione fiscale. La realtà è che si tratta di un nuovo aumento delle imposte.
Il resto dell'aggiustamento del 2009 verrà da un contenimento delle spese in conto capitale di circa 3,5 miliardi di euro. Gli investimenti fissi lordi scenderanno infatti di circa tre miliardi rispetto al quadro tendenziale. Tutti conosciamo il deficit infrastrutturale dell'Italia e sappiamo che, se possibile, le spese in infrastrutture dovrebbero aumentare. L'aggiustamento dovrebbe avvenire attraverso le spese correnti. Qui abbiamo invece un'altra brutta sorpresa, in quanto il Dpef stabilisce che le spese in conto corrente al netto degli interessi rimarranno invariate. Siamo ben consci che l'annunciata rivoluzione del ministro Brunetta richiederà del tempo, ma eravamo convinti di vedere risparmi rispetto alla legislazione vigente già nei primi diciotto mesi di azione del nuovo governo, quando si possono prendere le misure più difficili. Invece, i provvedimenti sin qui intrapresi, tra cui la rimozione del divieto di cumulo tra pensione e reddito da lavoro, sembrano proprio andare nella direzione opposta: causeranno un incremento della spesa previdenziale.
Quel che è peggio, non si intravvede un cambiamento di tendenza negli anni a venire. La pressione fiscale aumenterà ulteriormente nel 2010 e sarà comunque sempre sopra al tendenziale (di circa un terzo di punto di Pil) per tutta la legislatura. È un quadro quanto meno avvilente.

di Tito Boeri e Pietro Garibaldi




permalink | inviato da Stefano Pisu il 30/6/2008 alle 12:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Non tutto il male viene per nuocere!!!
20 giugno 2008

Continuo a ritenere che sia profondamente “ingiusto” per noi italiani (anche se più della metà non la pensano come me!) avere, come capo del nostro Governo, un certo Silvio Berlusconi che, come in un film del 2001 già visto, ha provveduto all’introduzione di norme, leggi e leggine che lo tutelano dal punto di vista giudiziario.

Ma devo ammettere che i provvedimenti economici approvati due giorni fa dal Governo non sono da buttare, anzi...

Naturalmente attendiamo le specifiche per poter giudicare meglio, ma alcune riforme come per esempio mantenere l'impegno di Prodi di raggiungere il pareggio di bilancio entro il 2011, riproporre il disegno di legge Lanzillotta per la liberalizzazione e l'apertura ai privati dei servizi pubblici locali, intervento fiscale sulle stock options, le misure sui dipendenti pubblici predisposte dal ministro Brunetta, agevolare la privatizzazione di Tirrenia (che interessa noi sardi in maniera particolare), più altri provvedimenti non sono niente male!

Resto perplesso sulla Robin Hood Tax...

Sarà che non mi fido di petrolieri e banche, ma dubito che l’aumento delle tasse per queste categorie possa in qualche modo farci risparmiare sulla spesa per la benzina o per i mutui e simili!!!

Inoltre bisogna vedere cosa provocheranno i tagli alle Regioni. Queste si rifaranno su di noi???

E per finire peccato che sia stata rimandata l’intenzione di accorpare alcune province ed eliminare le comunità montane. Come mai? Si stavano toccando interessi troppo grandi? O la casta politica locale ha fatto sentire la sua voce?

 

Stefano




permalink | inviato da Stefano Pisu il 20/6/2008 alle 9:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Lettera aperta a Veltroni e Di Pietro
18 giugno 2008
Caro Walter Veltroni, Caro Antonio Di Pietro,
lo spirito con cui scriviamo a Voi questa lettera è di allarme per la promessa fatta solennemente sabato scorso dal Presidente del Consiglio Berlusconi al convegno dei giovani industriali.
Se ci saranno ancora intercettazioni nelle indagini contro la criminalità saranno puniti con cinque anni di carcere i magistrati che hanno richiesto le intercettazioni, con cinque anni di carcere chiunque si presterà a eseguire l’ordine e a renderlo disponibile, nei modi e tempi previsti attualmente dalle leggi in vigore (e non cancellate) e cinque anni di carcere ai giornalisti che, sulla carta stampata, in televisione o in rete rendano possibile la divulgazione di atti altrimenti consentiti dalle leggi.
Ricorderete che come nella sequenza di un film deliberatamente pensato per denigrare gli imprenditori italiani (nel caso i più nuovi e più giovani) i tre impegni del Presidente del Consiglio, contro i giudici, contro i giornalisti, contro chiunque voglia restare nella lettera e nello spirito della Costituzione combattendo il crimine, sono stati accolti da uno scroscio di applausi entusiastici.
Anzi ci sono stati tre scrosci, come per ringraziare il premier per la pietra tombale che si appresta a gettare sulla giustizia e per la protezione offerta alla criminalità, soprattutto la criminalità dei colletti bianchi, degli affari, delle banche, delle aste truccate, dello insider trading, del passaggio indebito e riservato di notizie che arricchiscono immensamente e scardinano la concorrenza se conosciute solo da alcuni prima del tempo. E la criminalità delle cliniche.
Ma le tre aree indicate come sole permesse per le intercettazioni sono solo una parte di tutta la criminalità che tormenta il paese e contro cui si battono magistrati e forze dell’ordine. E non solo: interi rami di attività criminosa di mafia, camorra e ndrangheta si esercitano e si attuano lungo percorsi che adesso diventano area proibita alle intercettazioni, come gli affari di finanza.
Nello scrivervi questa lettera noi siamo certi che condividete il nostro allarme. Però nelle grandi questioni pubbliche che riguardano soprattutto la protezione dei cittadini (che sono coloro che pagano i grandi imbrogli, le grandi truffe, i grandi silenzi) è importante che l’allarme diventi pubblico, proclamato, comune.
Siamo convinti che il Partito Democratico e l’Italia dei Valori debbano – con urgenza – farsi testimoni di un allarme che vuole avvertire il Paese contro questi tre solenni impegni liberticidi. Viene denunciato il normale percorso della giustizia, viene deformato il fondamento della democrazia che esige la separazione dei poteri, si mette in atto un attacco del potere esecutivo contro il potere giudiziario ma anche contro le prerogative del Parlamento. Infatti il nuovo applaudito editto contro i giudici di Silvio Berlusconi corrisponde, nella forma stentorea e definitiva dell’annuncio, a un potere che un primo ministro democratico non ha. E scavalca con la disinvoltura delle nascenti dittature la voce del Parlamento.
L'editto presidenziale è una minaccia intimidatoria contro i giornalisti italiani che osassero disubbidire e rendere pubbliche notizie di crimini.
Noi siamo convinti che il Partito democratico e l’Italia dei Valori siano i naturali difensori della giustizia e della libera informazione nel paese di un vasto conflitto di interessi mediatico in cui gran parte delle fonti di informazione sono già nelle mani di una sola persona, in veste di proprietario e capo del Governo. Perciò contiamo di ritrovarci uniti con i cittadini che ci hanno votato in una “giornata della giustizia” che vi chiediamo di convocare al più presto. Una grande manifestazione in piazza del protagonismo civile, a torto definito giustizialista, per affermare con rinnovata energia la necessità che l’informazione e la giustizia siano svincolate dal controllo del potere politico.
Abbiamo di fronte un governo prepotente e deciso a tutelare gli interessi particolari che incarna e rappresenta, e a gestire il Parlamento come un parco a tema a cui, di volta in volta, si impongono immagini e rituali di Berlusconi e di Bossi, in un alternarsi di protezionismi, interessi speciali e paure ingigantite fino alla caccia all’uomo. In questa situazione preoccupante e grave, noi pensiamo che il silenzio sia il vero pericolo che dobbiamo respingere con la massima energia.

Roma, 12 giugno 2008

On. Furio Colombo
On. Giuseppe Giulietti
Sen. Francesco Pardi




permalink | inviato da Stefano Pisu il 18/6/2008 alle 17:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
CAMILLERI LEGGE CAMILLERI SU BERLUSCONI
18 giugno 2008
 



permalink | inviato da Stefano Pisu il 18/6/2008 alle 17:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Italia: vince lo sport, perde la giustizia.
18 giugno 2008


Berlusconi, solo due mesi fa, ha vinto le elezioni e il suo consenso, compreso quello del governo, sale ogni giorno. Grazie ai provvedimenti? No, grazie ai proclami e alle promesse che milioni di italiani dubito ne conoscano veramente l’utilità e la positività.

Ma la gravità di questi giorni dove sta?

Ieri il mitico Nano ha ordinato al suo presidente del senato di leggere una lettera in cui lui denuncia pubblicamente la magistratura di sinistra che non fa altro che perseguitarlo e ci comunica di aver ricusato (ossia chiesto di sostituire) il giudice Nicoletta Gandus chiamata a decidere del processo in cui il Cavaliere e il legale inglese David Mills, sono accusati di concorso in corruzione in atti giudiziari

Con questa lettera intendeva giustificare i due emendamenti infilati all’ultimo momento nel decreto sicurezza:

1) Si celebrano subito i processi per reati di particolare urgenza, che poi sono quelli che Berlusconi - che si sappia, almeno - non ha ancora commesso. Poi, se resta tempo, si passerà agli altri.

2) Si sospendono per un anno i processi relativi a fatti commessi fino al 30 giugno 2002 “in uno stato compreso tra la fissazione dell'udienza preliminare e la chiusura del dibattimento di primo grado”, per dar modo all’imputato di riflettere sulla possibilità di patteggiare.

Travaglio scrive:

Poi, è vero, deve pure rispondere a Napoli di corruzione insieme a Saccà e a Roma di istigazione alla corruzione nei confronti di senatori voltagabbana. Qui i fatti sono di un anno fa, ma siamo ancora in udienza preliminare, dunque c’è tutto il tempo di varare il lodo Schifani-bis, cioè lo scudo spaziale per le alte cariche dello Stato, soprattutto quella bassa, prima che arrivi la sentenza. C’era pure il rischio che uscissero le altre intercettate sulla chat line Silvio-Agostino, che potrebbero essere lievemente incompatibili con i baciamano del premier al Papa. Ma a bloccarne la pubblicazione fino al processo provvede la legge-bavaglio Alfano-Ghedini. “Fino al processo” poi si fa per dire, perché con lo scudo spaziale il processo non si farà più. Segreto tombale. Un incastro niente male, complimenti vivissimi.

Il Cainano non delude mai: quando ti aspetti che faccia una porcata, la fa. Oltretutto ha la fortuna di agire in un paese di smemorati e finti tonti, quelli che non si accorgono mai di nulla. Pierluigi Battista domanda sul Corriere: “quale disegno criminoso è venuto alla luce dai brogliacci delle conversazioni private di Deborah Bergamini?” (ma l’ex dirigente Rai non parlava dei fatti suoi, parlava dei fatti nostri, pubblici: come nascondere sulle reti Rai la sconfitta elettorale di Berlusconi alle regionali del 2005); e “qual è la nefandezza penale commessa dal premier Berlusconi (che non era premier, ndr) che al telefono intercettato (non era lui l’intercettato, era Saccà, ndr) sollecitava il direttore generale della Rai (non era direttore generale, ma direttore di Raifiction, ndr) a inserire nel casting alcune attrici (non erano attrici, ma amiche sue e di un senatore dell’Unione, ndr)?”.

Come sarebbe bello se tutti gli imputati avessero il potere di intervenire sulle leggi e farsele a loro piacimento!!!

I suoi difensori (e anche elettori) dicono che solo in Italia il premier è perseguitato dalla magistratura, dimenticando di aggiungere che solo il premier italiano ha così tante denunce e processi. Vi consiglio di vedervi il caso Smill...

Se è innocente e non ha niente da temere perchè non si lascia processare? Perchè si è quasi sempre avvalso della facoltà di non rispondere? Perchè ha modificato le leggi sulla giustizia e sui reati? Perchè vuole l’immunità?

Per risolvere i suoi problemi, non avremo più le intercettazioni, si bloccheranno alcuni processi, si depenalizzano i reati, si accorciano le prescrizioni, si denigra la magistratura.

Da tutto questo chi ci guadagna? I cittadini onesti o i delinquenti?

Se mi dovessero chiedere quale è il male che affligge l’Italia negli ultimi quindici anni, non avrei dubbi sulla risposta!!!

Stefano




permalink | inviato da Stefano Pisu il 18/6/2008 alle 12:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
Il nano le prova tutte!!!
16 giugno 2008

Torna il Lodo Schifani. Torna il blocca-processi. Pareva un'indiscrezione, ma presto è arrivata la conferma. La maggioranza ha presentato un emendamento al decreto sicurezza che chiede la sospensione dei processi penali relativi a fatti commessi fino al 30 giugno 2002 «che si trovino in uno stato compreso tra la fissazione dell'udienza preliminare e la chiusura del dibattimento di primo grado».

In sostanza la norma fa da “apripista” al vecchio “Lodo Schifani”, il provvedimento ad hoc per salvare Berlusconi dai processi in corso. Ma poichè non è possibile riproporre il “Lodo” come era stato concepito nel precedente governo Berlusconi, visto che la Consulta il 13 gennaio del 2004 lo dichiarò incostituzionale, si è pensato ad una misura che tenesse conto delle osservazioni dell'Alta Corte e che preparasse la strada a una norma che garantisca una sorta d’immunità o sospensione dei processi per i vertici dello Stato nel corso del loro mandato. L'obiettivo sarebbe quello di bloccare la sentenza del processo Mills dove Silvio Berlusconi è imputato di corruzione in atti giudiziari.

Di Pietro: tornano le leggi ad personam «Come volevasi dimostrare anche questa volta Berlusconi ci riprova con le sue leggi ad personam. Evidentemente non aveva ancora finito di sistemare i suoi affari personali, infatti, è dall'inizio della legislatura che continua a proporre norme volte a tutelare i suoi interessi privati: dal patteggiamento allargato alle intercettazioni fino alla sospensione dei processi che lo riguardano». Lo afferma Antonio Di Pietro, presidente dell'Italia dei Valori.

«L'Italia dei Valori - prosegue Di Pietro - ha imparato, sin da subito, a conoscere Berlusconi. E porterà avanti, come sta facendo anche in questi giorni, un'opposizione dura e senza sconti dentro e fuori il Parlamento. Ci fa piacere che il Pd e il suo segretario, l'onorevole Veltroni, oggi riscontrino la protervia del governo. Adesso ogni dialogo va bloccato, non si lavora con chi tutela solo i propri interessi e non opera per il bene del Paese».

Esercito nelle città: sarà emendamento a pacchetto sicurezza La decisione del governo di utilizzare le Forze armate per fronteggiare le emergenze rifiuti e sicurezza verrà tradotta in un emendamento che il governo presenta ora in Senato al decreto che da martedì sarà all'esame dell'Aula. La conferma arriva dal sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano. La proposta di modifica, comunque, secondo quanto si apprende in ambienti della maggioranza, non dovrebbe prevedere l'uso delle Forze armate solo per le emergenze dell'ultim'ora: quella dei rifiuti in Campania e quella della sicurezza. Ma dovrebbe dare sempre la possibilità, ai ministri dell'Interno e della Difesa, di ricorrere all'esercito ogni qualvolta ne ravvisino la necessità. Dovrebbe bastare, insomma, un loro decreto per utilizzare fino a 2.500 unità e per un periodo non superiore ai sei mesi. Ogni volta che lo ritengano necessario.

Nell'attesa, la polemica tra maggioranza e opposizione sul ricorso all'esercito non si placa. «Non è con la paura che si governa il Paese» avverte il ministro-ombra dell'Interno Marco Minniti. Si tratta di una scelta «inutile» e «sbagliata» incalza il presidente dei senatori del Pd Anna Finocchiaro. Chi parla così, replica il capogruppo del Pdl a Palazzo Madama Maurizio Gasparri, «parla come la camorra e come i picciotti». «Gasparri non si intende di mafia, né di camorra, né di sicurezza» ribatte secca Finocchiaro. Solo i «criminali», fa presente il vicepresidente del Pd alla Camera Italo Bocchino, devono aver paura delle divise.

«Le Forze armate non vanno svilite» è invece il commento del leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini che definisce l'idea del governo «uno spot». E come lui la pensa anche Silvana Mura (Idv) che teme che la militarizzazione delle città possa avere ricadute negative persino sul turismo.




permalink | inviato da Stefano Pisu il 16/6/2008 alle 15:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
SOCIETA'
Spegnete il cellulare
16 giugno 2008

Primo, siate brevi: non prolungate le conversazioni al cellulare, i possibili rischi sono proporzionati alla durata delle chiamate. Secondo, siate sintetici: usate gli sms o la email, diminuisce così l'impatto elettromagnetico. Terzo, non abbiate fretta: quando si tratta di comunicazioni professionali, amorose o comunque lunghe, prendete un momento per fermarvi a parlare da un telefono fisso. Quarto, siate prudenti: tranne che in casi urgenti, non date mai un cellulare a un bambino sotto ai 12 anni, gli organi in via di sviluppo sono quelli più sensibili alle onde elettromagnetiche.

Sono alcune delle regole contenute nel nuovo "codice di condotta" pubblicato ieri da una ventina di scienziati internazionali specializzati nella lotta ai tumori, tra cui l'italiano Franco Berrino e il popolare autore francese del bestseller "Guarire", David Servan-Schreiber. Un appello che non vuole essere un allarme. "Siamo in un momento in cui la ricerca dibatte ancora sui rischi del cellulare" spiega Henri Pujol, presidente della Lega contro i tumori. "Proprio per questo bisogna essere prudenti". Non ci sono prove certe della tossicità dei cellulari, ma quasi tutti gli studi confermano che un'esposizione prolungata favorisce la comparsa di "glioma", ovvero tumori del tessuto del sistema nervoso centrale. I ricercatori però si dividono sull'incidenza di questo rischio: c'è chi lo considera "basso" e chi addirittura pronostica un raddoppiamento dei tumori.

Certi punti di questo nuovo vademecum sembrano di difficile applicazione, come tenere sempre il cellulare a oltre un metro di distanza dal corpo (perché così l'impatto elettromagnetico diminuisce di cinquanta volte). La raccomandazione sui bambini forse è arrivata già troppo tardi: un bambino su cinque possiede il cellulare alle medie e quattro su cinque al liceo. Altri consigli sono facili da seguire: per esempio, verificare prima di comprare un apparecchio il codice Sar (Specific Absorption Rate) che misura l'assorbimento delle onde da parte del corpo. Minore è il Sar meno, in teoria, ci sono rischi. Altre regole, ancora, suggeriscono una piccola rivoluzione di vita e comportamento: chiamate brevi, niente telefono in treno o in macchina. "Non si tratta di demonizzare il cellulare. Nessuno di noi, tra l'altro, ci ha rinunciato" premette Servan-Schreiber, psichiatra all'università di Pittsburgh.


Paradossalmente, l'unica cosa certa è che c'è incertezza sulla tossicità dei cellulari. Poche assicurazioni oggi coprono il rischio da onde elettromagnetiche e molti fondi d'investimento hanno richiesto maggiori informazioni sanitarie per misurare l'affidabilità delle società di telecomunicazioni quotate in Borsa. "Il nostro appello - spiega Thierry Bouillet, oncologo all'ospedale Avicenne di Bobigny - si rivolge ai produttori: avrebbero tutto l'interesse a limitare gli eccessi da telefonino".

Un invito rivolto anche ai governi e ai ministeri della Salute, "troppo spesso conniventi con le lobby dell'industria" scrivono gli scienziati. "Oggi viviamo una situazione simile a quella di cinquant'anni fa, con l'amianto e il tabacco" conclude il documento. Meglio dunque adottare piccoli accorgimenti, sapendo che un rischio per la salute c'è. Se piccolo o grande si scoprirà in futuro.

di ANAIS GINORI




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Complimenti!!
13 giugno 2008
Doccia scozzese per la sicurezza stradale: i miseri 53 milioni annui stanziati dal Governo Prodi e previsti nonostante tutto per tre Finanziarie sono stati ridotti di un terzo con un taglio di 17,5 milioni. Motivo? Trovare le risorse per l'abolizione dell'ICI. La sicurezza stradale non é di destra né
di sinistra: ma ora l'investimento pro-capite per far fronte all'emergenza di morti e feriti sull'asfalto passa da un euro a sessanta centesimi. In ciò il Berlusconi IV conferma quanto fatto dai Berlusconi II e III che avevano addirittura azzerati i fondi nelle finanziarie 2004, 2005 e 2006.



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Giustizia privata
12 giugno 2008

Una sobria diffidenza è legittima se Palazzo Chigi impiega due ore per sistemare un "mero errore materiale" che annuncia, per le intercettazioni, un decreto del governo e non un disegno di legge da discutere in Parlamento. Deve intervenire addirittura il Quirinale per ricordare che il capo dello Stato ha già fatto sapere che non intende riconoscere né l'urgenza né la necessità di un provvedimento provvisorio con immediata forza di legge. Due ore sono troppe per correggere "un refuso" banale. Dunque, non era banale e bisogna chiedersi: che cosa bolle in pentola? E chi è al lavoro in cucina?

E' evidente che, in questa storia, manca qualche alleato di governo e si dissolve una presenza istituzionale. Cominciamo da questa. Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, avrebbe potuto raddrizzare l'errore in pochi minuti con un paio di parole. E' stato zitto. O non sapeva o non ha potuto farlo. Nell'uno o nell'altro caso, la sua statura - già pregiudicata dai fasullissimi numeri offerti al Parlamento per giustificare la demolizione delle intercettazioni come strumento investigativo - ne esce molto ridimensionata, e malinconica quando fa sapere di essere al lavoro per inserire anche la corruzione tra i reati che consentono un'intercettazione. Esercizio funambolico e illusorio, se il barrage è nella pena di dieci anni, come giura Berlusconi.

L'alleato in difficoltà è la Lega, che non batte un colpo (riservandolo, forse, al Consiglio dei ministri di venerdì; forse all'incontro di oggi tra Bossi e il premier). Il Carroccio pensava di aver contenuto l'irruenza di Berlusconi in un recinto accettabile anche per i suoi elettori (barrage a otto anni, la corruzione "dentro"). E' stata ingannata. L'accordo stretto da Maroni e Alfano è stato stracciato a Palazzo Chigi. Maroni oggi dice, un po' sconsolato: "Non ho visto ancora il testo".


Questa è la scena. Si scorge qualche segno interessante, anche se per Berlusconi non inedito. Quando discute di affari giudiziari e della sabbia da infilare nel motore di quella machina che lo ossessiona, il Cavaliere fa affidamento soltanto sul "cerchio stretto". Non c'è alleato che tenga (vedi il Casini del passato). Tantomeno un ministro, che peraltro è stato un suo collaboratore. Sono soltanto gli "uomini di Arcore" in cucina. Sono loro che stanno preparando la minestra da scodellare in Parlamento. Per sapere che sapore avrà, si deve dar conto di una "voce" e ascoltare per bene quel che dice Berlusconi.

Una voce, autorevolmente confermata, sostiene che a Palazzo Chigi si stia lavorando a un provvedimento che, come il "lodo Schifani" bocciato dalla Corte Costituzionale nel 2004, garantisce l'immunità e la sospensione dei processi in corso per le cinque più alte cariche dello Stato: presidente della Repubblica, premier, presidenti di Camera e Senato e presidente della Consulta.

Questa indiscrezione è una traccia per interpretare meglio le parole di Berlusconi a Napoli. Il Cavaliere solleva il consueto polverone. "Il disegno di legge è atteso da tutti i cittadini", dice. I "cittadini", ancora inorriditi dalla "macelleria" della clinica Santa Rita di Milano, giusto in queste ore hanno compreso l'essenzialità per le investigazioni delle intercettazioni. "Se non c'è il diritto alla privacy non c'è democrazia" dice, ma non si cura di spiegare - nemmeno un accenno - i meccanismi previsti dal suo disegno di legge per proteggere quel diritto (estranei innocenti possono finire anche in un'inchiesta per omicidio). Ripete le fasullissime cifre sulla quantità di intercettazioni (e viene in mente Adorno: "Tra gli scaltriti pratici di oggi, la menzogna ha perso da tempo la sua onorevole funzione di ingannare intorno a qualcosa di reale").

Calata la polvere, qualcosa si vede. E' l'unica vera novità di questa pantomima, e non è sorprendente. Le intercettazioni potranno essere autorizzate soltanto per i reati "con pene che vadano dai 10 anni in su". Tutti i reati più pericolosi dunque, tranne uno: la corruzione che, anche nei casi più gravi (quella in atti giudiziari), arriva a otto anni e non supera i dieci nemmeno in caso sia contestata con la semplice associazione per delinquere (la corruzione è spesso "un giro" e non un rapporto a due).

Ora si dà il caso che Berlusconi sia imputato di "corruzione di persona incaricata di pubblico servizio" (Agostino Saccà) e le fonti di prova contro di lui sono appunto delle intercettazioni telefoniche. E' vero, Palazzo Chigi esclude ci saranno norme transitorie. Ma ci si può fidare? E comunque, prendiamo per buona la notizia con qualche diffidenza. Come potrebbe il Parlamento approvare la legge che cancella le intercettazioni per la corruzione e poi autorizzare, contro il capo del governo, l'utilizzo delle intercettazioni in un processo per corruzione?

Questa tempesta - che spinge le intercettazioni nell'agenda del governo, del Parlamento, dell'informazione, come una priorità dei "cittadini", della democrazia, dello Stato, della libertà - si sgonfia alla luce di una sola osservazione: Berlusconi vuole risolvere per legge un suo privato grattacapo. È un déjà vu. Come dicevano i mafiosi? Iddu pensa sulu a iddu.

 

di GIUSEPPE D'AVANZO




permalink | inviato da Stefano Pisu il 12/6/2008 alle 9:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
SVEGLIA RAGAZZI
11 giugno 2008
"Intercettazioni, il governo accelera e annuncia che un decreto legge sarà all'esame del Consiglio dei ministri di venerdì 13 giugno alle 9"

NON VOGLIO PENSARE CHE QUESTO NANO PSICOPATICO RIESCA VERAMENTE A TOGLIERE LE INTERCETTAZIONI DA TUTTI I TIPI DI REATO (tranne mafia e terrorismo ).

SAREBBE LA PIU' GRANDE STRONZATA E INGIUSTIZIA CHE LA MAGGIORANZA (votata da milioni di italiani ipnotizzati dal pifferaio magico) POTREBBE FARE!!!


Stefano




permalink | inviato da Stefano Pisu il 11/6/2008 alle 18:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Fassino & Gasparri
10 giugno 2008
 



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Le colpe di chi sono?
4 giugno 2008

Siamo sicuri che colpe dei mali e delle ingiustizie del mondo siano da attribuirsi ai vari tiranni, dittatori o corrotti?

 

Prendiamo la Cina... a gli occhi dell’opinione pubblica, in questo stato, vige un regime autoritario e repressivo che è la causa di degrado, fame e mancata libertà per milioni di persone. Tutto ciò è sicuramente vero, ma siamo sicuri che la responsabilità sia di Hu Jintao o Wen Jiabao?

Colossi come Google o Microsoft che ubbidiscono alle imposizioni del governo nel censurare migliaia di siti di informazione, o centinaia di imprese italiane che in Cina investono miliardi, sfruttando le locali condizioni disumane di lavoro, sono esenti da responsabilità?

Per non parlare delle multinazionali dell’abbigliamento che ormai hanno dislocato le loro industrie su tutto il territorio asiatico. Cosa fanno tutti questi imprenditori per assicurare ai lavoratori paghe adeguate, orari e sicurezza sul lavoro degni di una persona umana?

 

In questi giorni in Italia è arrivato il presidente dell'Iran Mahmud Ahmadinejad, criticato e additato come il responsabile del regime iraniano... ma secondo voi quell’omino piccolo piccolo ha veramente tutto questo potere??? È semplicemente un portavoce, un prestanome! “Lui non avrebbe nessun potere se non gli fosse stato dato dall’alto”! Ossia dai capi fondamentalisti e, al di sopra di questi, dagli interessi dei grandi petrolieri.

 

Parlare dell’Africa è fin troppo banale! Per decenni l’occidente ha sfruttato quelle terre colonizzandole e schiavizzando la popolazione. Con la fine del colonialismo non è cambiato niente. Le grandi nazioni, sotto il controllo delle multinazionali, al comando hanno piazzato spietati tiranni servizievoli. Questi, in cambio dello sfruttamento di miniere e pozzi di petrolio, ottengono miliardi, impunità e governo a vita.

 

La televisione che fa? Basta un esempio... ricordate i film western che dipingevano i poveri indiani d’America come il male da eliminare mentre gli eroi, che arrivavano sempre all’ultimo momento a salvare i bianchi in pericolo, erano le giubbe blu? Ecco, questo è quello che fa quando parla di guerriglieri e ribelli, non solo africani, ma di tutti gli stati dove al governo c’è una dittatura.

Già di per se le parole guerriglieri e ribelli sono dispregiative e secondo me inappropriate. Basti pensare che in Italia gli abbiamo chiamati partigiani o resistenza che ha ben altro impatto sull’opinione pubblica!!!

 

Che dire? Ci sarà pure un giudice a Berlino...

 

Stefano




permalink | inviato da Stefano Pisu il 4/6/2008 alle 12:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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