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POLITICA
The Final Countdown
25 settembre 2010

           Tra un po’ si andrà a votare. Il perché è semplice… questo governo ha FALLITO! E ancor di più ha fallito questa maggioranza.

Sono stati due anni disastrosi sotto tutti i punti di vista. Chi ha un minimo di conoscenze matematiche (2 + 2) può andarsi a vedere tutti i dati economici (dati istat, confindustria, sindacati ed economisti vari) degli ultimi 16 anni e vedere che in assoluto i governi peggiori sono stati quelli di Berlusconi. Pure il disastroso (per altri versi) governo Prodi è riuscito a fare decisamente di meglio. A tal proposito non sforzatevi di controbattere perché è una sfida persa in partenza! J

Disoccupazione alle stelle (si parla di 9-11 %) di cui il 30% dei giovani sotto i 30 anni, debito pubblico incontrollato nonostante tutti i tagli fatti con la scure, scuola e ricerca alla fame, forze dell’ordine manifestano perché senza mezzi, corruzione, migliaia di imprese che chiudono, ecc, ecc, ecc.

E non voglio accennare a tutti gli scandali che in questi due anni sono saltati fuori, coinvolgendo ministri, parlamentari e udite udite il rappresentante del partito dell’amore… Berlusconi!

Siamo governati da irresponsabili, da delinquenti, da corrotti, da imbroglioni, da bugiardi e da persone pericolose. Basta vedere che fine fa chi osa opporsi al volere del sultano!!! (Vedi i casi Fassino, Boffo, Marrazzo, Fini).

Mi fa sorridere quando qualcuno in Italia crede ancora alle parole del Nano quando dice che l’informazione nel nostro paese è in mano alla sinistra. A tal proposito voglio citare un sondaggio di questi giorni in cui è stato chiesto: Conoscete la storia della P3? Conoscete Denis Verdini e il faccendiere sardo Carboni? Conoscete gli scandali della Cricca? Bene solo il 20% conosce i personaggi e le vicende. Mentre al contrario più del 50 % conoscono Tulliani e la storia della casa di Montecarlo. Come mai? È semplice… l’informazione in Italia si fa in televisione e non nei giornali visto che siamo la nazione col più basso tasso di lettori in Europa. Oltre al fatto che il padrone della Mondadori (che non fa solo libri) e di due dei maggiori quotidiani non sono di certo io…

Non parliamo di Cappellacci… J Mi piacerebbe dire che chi l’ha votato se lo merita come si meritano a Napoli (che osannavano Berlusconi) la spazzatura che riaffiora, come se lo meritano gli insegnanti precari che l’hanno votato e ora non hanno più il posto di lavoro, come se lo meritano i tanti imprenditori che hanno fallito dopo aver sperato nelle Sue bugie, come se lo meritano tutti gli operai e i lavoratori (oltre un milione) che gli hanno dato la fiducia e ora stanno a casa. Ma non servirebbe a niente. Prima di tutto perché a pagarne le conseguenze sono anche coloro che hanno capito da anni chi è Berlusconi e poi perché  è sufficiente una sua apparizione (come una Madonna) in tv che il babbeo di turno ci ricasca un’altra volta!

Detto questo, solo chi non SA o fa finta di non sapere, può tollerare un tale disastro e rendersi complice di questi miserabili!

Stefano




permalink | inviato da Stefano Pisu il 25/9/2010 alle 16:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
POLITICA
IL PRANZO E' SERVITO...
3 settembre 2010

Siamo ormai alla frutta!!!

            L'antipasto, il primo, il secondo, il formaggio e il dolce, gli italiani, l'hanno letto solo sul menù. Si perché in due anni e mezzo di governo (o meglio di non governo) solo in pochi hanno mangiato. Sicuramente i vari Scajola, Verdini, Bertoraso e tutta la cricca si sono fatti una bella abbuffata alla nostra faccia! Noi invece come "pecoroni" abbiamo brucato, o meglio leccato, un piatto vuoto.

            Montanelli diceva che Berlusconi è come una malattia, e l'antidoto è lui stesso. Forse è stato il più grande giornalista e probabilmente uno degli uomini più colti d'Italia, ma una cosa non la conosceva bene... gli italiani! Sono passati 16 anni da quando il Nano-Mafioso è sceso in campo facendo promesse e distruggendo i valori e la cultura del nostro paese, ma uno su due continua a inchinarsi al suo volere...

            Tra non molto andremo a votare e per la sesta volta lui sarà l'uomo del plebiscito, dove chiederà al popolo "siete con me o contro di me?". Chissà perché ho pochi dubbi sull'esito!!! Basta dire che noi siamo l'unica nazione al mondo in cui milioni di cittadini sono nostalgici di un ventennio di dittatura!!!

            So bene che chiedere a un Berlusconiano cosa ha fatto questo governo in due anni e mezzo, significa solo metterlo in imbarazzo. Per due motivi, uno perché la maggior parte neanche si interessa e due perché quella parte che si interessa farebbe fatica a trovare una legge che sia servita al bene del paese. La domanda è "prima che lui scendesse in campo stavamo peggio o stavamo meglio???". Non scervellatevi a trovare la risposta, sarebbe come sparare sulla croce rossa!

Stefano




permalink | inviato da Stefano Pisu il 3/9/2010 alle 9:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
Dobbiamo fare qualcosa o sarà troppo tardi...
26 aprile 2010

Questa classe dirigente fa vomitare e la soluzione non è il menefreghismo o l’indifferenza!

 
Art. 1 della Costituzione italiana
·       L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
 
Guardatevi la puntata di Report di domenica 25/04/2010. Questa è vera informazione! Queste sono le trasmissioni che fanno cultura! E questa puntata in particolare dovrebbero vederla tutti i 20 milioni di lavoratori italiani.
 
Ci diminuiscono gli stipendi; ci precarizzano i contratti rendendoci schiavi dei datori di lavoro; ci allungano l’età pensionabile e non adeguano gli aiuti sociali; ci riempiono di numeri falsi e confusi approfittando della nostra ignoranza;
 
C’è solo una soluzione: REAZIONE!
 
Naturalmente pacifica ma con tutti i mezzi possibili perché dobbiamo far valere la seconda parte
dell’Art. 1 della costituzione
·       La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
 

Stefano Pisu




permalink | inviato da Stefano Pisu il 26/4/2010 alle 15:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
Berlusconi è giunto alla fine?
23 aprile 2010

 

Oggi apro con questa notizia, un piccolo P.S. al contrario:
 
L'inchiesta della Procura di Perugia sulla "Cricca" degli appalti pubblici - G8 della Maddalena, mondiali di nuoto, anniversario per i 150 anni dell'Unità d'Italia - cammina. E ora incrocia la strada del ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola perché singolare beneficiario, quando era un semplice parlamentare dell'opposizione, di una provvista di circa mezzo milione di euro messa a disposizione da una delle "tasche" del costruttore Diego Anemone (oggi detenuto con Angelo Balducci, Mauro Della Giovampaola, Fabio De Santis) per l'acquisto di un appartamento intestato alla figlia.
 
Dopo di che non posso non commentare quello che sta succedendo in questi giorni…
 
Parto dalla dichiarazione più bella che, secondo me, ha rilasciato Gianfranco Fini:
“Come e' possibile dire che Saviano con il suo libro ha incrementato la Camorra? Come si fa a essere d'accordo?".
 
Questo in risposta alle dichiarazioni di Berlusconi:
28/11/2009 Se trovo chi ha fatto le nove serie de La Piovra e chi scrive libri sulla mafia facendoci fare brutta figura nel mondo giuro che lo strozzo”
16/04/2010 “La mafia italiana risulterebbe essere la sesta al mondo, ma guarda caso e' quella piu' conosciuta, perche' c'e' stato un supporto promozionale che l'ha portata ad essere un elemento molto negativo di giudizio per il nostro paese. Ricordiamoci le otto serie della 'Piovra' programmate dalle tv di 160 paesi nel mondo e tutta la letteratura in proposito, 'Gomorra' e il resto...”
 
Poi uno può anche essere d’accordo col Nano… tanto ormai gli italiani non mi meravigliano più da oltre quindici anni!
Fini, dopo aver chinato il capo per 16 anni, si è accorto che nella sua coalizione non c’è democrazia e che qualche volta si può anche essere in contrasto col padrone! Buongiorno signor Gianfranco! Lo sai che metà degli italiani (non tutti con il suo bagaglio culturale) l’avevano capito da subito?
Io in questo momento, pur non avendo molto in comune con la politica di destra, sento che le persone di buon senso dovrebbero appoggiare la causa di Gianfranco Fini e liberarci finalmente da quel pagliaccio che siede a Palazzo Chigi. Lo dobbiamo fare per dare all’Italia un futuro in cui ci si possa anche alternare al governo tra destra e sinistra, ma che ambedue siano portatrici dei valori costituzionali nel rispetto delle regole e delle leggi. E soprattutto un governo che discuta di riforme che servano ai cittadini e non alla casta di pochi o addirittura di uno solo come i vari “processi brevi”, lodi Alfano”, abolire intercettazioni”, condoni edilizi e fiscali”, e potrei continuare…
 
A tal proposito vi consiglio due libri:
“Ad Personam” di Marco Travaglio ed. Chiare Lettere
“La fattoria degli animali” di George Orwell
 

Stefano




permalink | inviato da Stefano Pisu il 23/4/2010 alle 9:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
Io mi vergognerei a far parte del partito dell'amore!!!
26 marzo 2010

Non ci sono parole per commentare questo video… http://www.youtube.com/watch?v=RZL8ZVmsMOo, i protagonisti si fanno il bagno nel letame soli soletti! :-)

 

Questa volta non vorrei essere offensivo perché, come mi ha detto qualcuno di destra, leggendomi, si sente spinto (se ancora non lo è) ad amare Berlusconi o perlomeno glielo rendo “simpatico”.

Pare che dal mio modo di scrivere trasudi “odio” e non “amore” per il “pifferaio magico piduista ”.

Ma voglio rassicurarvi, state tranquilli, non preoccupatevi, io non lo odio, lo STRA-ODIO quel delinquente ammaliatore di folle e mi chiedo, ma un Berlusconiano avrà un minimo di amor proprio? Negli ingranaggi del suo cervello ci sarà pure un qualche neurone che gli dice “ragiona!”.

Voglio sottolineare “berlusconiano” e non finiano o leghista o liberale, o comunque di destra, perché appartenere a queste ultime categorie (personalmente ho altri ideali) significa averla un’idea! Condivisibile o meno, ma almeno riesco ad identificare quella persona. Ma un berlusconiano innamorato del suo padrone, servo fino a sporcarsi la lingua, credulone  come i topi del pifferaio, ignorante come un cavernicolo, incapace di elaborare un giudizio critico, spugna che assorbe valori, mode, stili di vita, linguaggi, trasmessi dagli infiniti “reality” della Tv, rovina il nostro bellissimo paese.

In che modo? Facendo si che personaggi immorali e squallidi come Berlusconi (e non solo perché da qualsiasi parte ti giri, destra o sinistra, ne trovi anche altri) diventino i parassiti sfruttatori di questo meraviglioso paese che è l’Italia.

 

Cosa è cambiato da quando 16 anni fa è sceso in campo? Siamo più ricchi? I valori fondanti di una società civile sono migliorati o peggiorati? La classe politica è cambiata o è peggio di prima? La scuola, il lavoro, la sanità, la giustizia, sono un’eccellenza o sono allo sfascio? Si respira più “amore” o il nuovo “Gesù” con tacchi e cerone ha portato un altro comandamento? La mafia e tutta la criminalità organizzata non esiste o è sempre più collusa con la politica? Il divario tra ricchi e poveri è sempre più oceanico o i soldi ci spuntano dalle orecchie?

 

Che paese civile è uno dove il 50 % della ricchezza è prodotto da solo il 3 % della popolazione? Dove sta l’equità in cui chi ha molto di più deve contribuire “molto di più”? Che fine hanno fatto le pari opportunità dove chi studia e si sacrifica non ottiene niente e chi invece vende il proprio corpo (maschi e femmine e in tutti i modi possibili) finisce in tv o in parlamento, tanto è lo stesso?

Se pensate che l’Italia sia migliore di quella dei nostri padri allora siamo veramente, non alla frutta, ma direttamente al lavaggio dei piatti e come dice Monicelli, è arrivata l’ora della Rivoluzione!

 

Stefano




permalink | inviato da Stefano Pisu il 26/3/2010 alle 11:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Vediamo un po’ chi anima il clima politico con dichiarazioni e sparate fuori luogo…
16 dicembre 2009

 

·         Ricordate Berlusconi che dà dei “coglioni” alla metà degli italiani che non votano per lui, dei “matti antropologicamente diversi dal resto della razza umana” ai magistrati, dei “golpisti ” agli ultimi tre presidenti della Repubblica, dei fomentatori di “guerra civile” ai giudici costituzionali e ai pm di Milano e Palermo, dei “criminosi” a Biagi, Santoro e Luttazzi, che minaccia Casini e Follini di “farvi attaccare dalle mie tv” perché “mi avete rotto il cazzo” e invoca “il regicidio” per rovesciare Prodi?
·         Brunetta che ha nel settembre scorso definito la sinistra “un’élite di merda ”, lanciando poi il suo sinistro augurio: “Vadano a morire ammazzati”.
·         Ricordate Bossi che annuncia “300 uomini armati dalle valli della Bergamasca”, minaccia di “oliare i kalashnikov” e “drizzare la schiena” a un pm poliomielitico, sventola “fucili e mitra”, organizza bande paramilitari di camicie verdi e ronde padane perché “siamo veloci di mano e di pallottole che da noi costano 300 lire”?
·         Ricordate Ignazio La Russa che diceva “dovete morire” ai giudici europei anti-crocifisso?
·         E Sgarbi che su Canale5 chiamava “assassini” i pm di Milano e Palermo e Caselli “mafioso” e  “mandante morale dell’omicidio di don Pino Puglisi”?
·         E chi pedinava il giudice Mesiano dopo la sentenza Mondadori per immortalargli i calzini turchesi?
·         Chi si è introdotto nel sistema informatico di Libero e poi del Giornale di Feltri e Sallusti per accusare falsamente Dino Boffo di essere gay, Veronica Lario di farsela con la guardia del corpo, Fini di essere un traditore al soldo dei comunisti?
·         Chi ha seviziato Gianfranco Mascia, animatore dei comitati Boicotta il Biscione? Chi ha polverizzato la villa della vicedirettrice dell’Espresso Chiara Beria dopo una copertina sulla Boccassini? Chi ha spedito a Stefania Ariosto una testa di coniglio mozzata per Natale?
Ora aspetto che qualcuno mi ricordi le dichiarazioni ugualmente pesanti di Prodi, Bersani, Veltroni, Franceschini, Bindi, Fassino, Casini, Fini, Letta, Follini, Bertinotti o altri leader…
Qualcuno starà pensando a Di Pietro, aspetto anche quelle e vediamo di confrontarle. Posto naturalmente che Di Pietro è leader di un partito con poco più del 6 %, che non è presidente del consiglio e che non ha certo lo stesso potere di influenzare le coscienze, e le menti deboli di questo paese come Berlusconi!!!
 
Stefano



permalink | inviato da Stefano Pisu il 16/12/2009 alle 11:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
Voglio fare un po’ il punto della situazione…
13 dicembre 2009

In queste ultime settimane si sono susseguiti una serie di eventi che riguardano le vicende giudiziarie di Berlusconi e i suoi sodali, che necessitano di una piccola riflessione.

 

Partiamo dai fatti:

-          il 7 Ottobre viene bocciato il “Lodo Alfano” che serviva a proteggere Berlusconi dai suoi restanti processi e a tutelarlo per il futuro.

-          Subito dopo la maggioranza, nella figura dell’avvocato personale di B, nonché deputato Pdl, Nicolò Ghedini, si è messa all’opera per creare una legge che cancellasse tutti i processi a carico del B. La scusa è accorciare i tempi dei processi, ma si sa benissimo che in questo modo si annullano tutti quelli che non arrivano alla fine o che hanno già superato i due anni (vedi i suoi…). Per chi conosce bene questa proposta di legge saprà anche che per una serie di articoli inseriti, è palesemente incostituzionale.

-          Per questo motivo si sta studiando, sempre nella maggioranza, il così detto “legittimo impedimento”. Sapete che ora un normale cittadino può assentarsi da un processo per motivi di salute (giustificati) e un parlamentare anche per motivi istituzionali (sempre giustificati). Tutto questo è valido per ogni occasione che si presenta ed è il giudice a decidere se si rimanda o meno l’udienza. Ora per legge si vuole stabilire che ai parlamentari sarà possibile giustificare l’assenza non per la singola convocazione ma per un periodo di circa 6 mesi. Guarda caso proprio il tempo necessario per fare il nuovo “lodo Alfano” e per spostare le udienze già fissate a gennaio e febbraio!!!

-          Il 4 dicembre si è riaperto il processo d’appello a Marcello Dell’Utri, già condannato in primo grado a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. In tale data ha deposto un tale Gaspare Spatuzza, braccio armato dei boss palermitani Giuseppe e Filippo Graviano. Il quale con la “benedizione” del capo Giuseppe, si è autoaccusato di essere mafioso e di aver lavorato per loro. Non solo. Ha anche rivelato particolari sulle stragi Falcone-Brosellino e quelle di Firenze, Milano e Roma. Inoltre ha affermato che gli agganci della mafia siciliana a Milano erano B. e Dell’Utri e che questi si incontravano con i fratelli Graviano.

-          Il 10 dicembre B. a Bonn, durante il congresso del Ppe, inveisce contro il Presidente della Repubblica, contro la Corte Costituzionale, contro la Magistratura e contro l’opposizione Comunista. Minacciando di cambiare la Costituzione.

-          L’11 dicembre depone in aula il boss Filippo Graviano, fratello del capo mandamento di Brancaccio Giuseppe, il quale dichiara di non conoscere B. e Dell’Utri. Ma non dice mai “Spatuzza è un bugiardo o un infame” come contrariamente hanno fatto in altri processi nei confronti dei pentiti.

 

Adesso le considerazioni:

 

-          Fin’ora sono pochissimi i veri capi mafia reo confessi. Le uniche cose da loro dette sono “i sono o comunisti”, “queste signor pentite sono gestiti”, vari attacchi alla magistratura, si lamentano dei sequestri dei beni, si lamentano del carcere duro, ecc. Quindi non mi aspetto certo che i Graviano parlino dei reati commessi per cui sono stati condannati all’ergastolo!!! A me sa più di una forma di ricatto. Mandano in avanscoperta l’esecutore Spatuzza per far paura a chi sanno loro. Minacciano di parlare se le cose non cambiano. Diciamo che comunicano più che altro in codice!!!.

-          A chi sono rivolti i messaggi? Naturalmente al governo che ha il compito di ammorbidire il 41 bis, modificare la legge sui pentiti, farli rientrare in possesso dei loro capitali, indebolire le procedure investigative e screditare la magistratura.

-          Berlusconi cosa sta facendo in merito?

o   Rientro dei capitali esteri tramite lo scudo fiscale in maniera anonima e senza controlli. Annullando addirittura alcuni reati come falso e mancata compilazione dei libri contabili.

o   Legge sulle intercettazioni che ne indebolirà l’utilizzo, privando la magistratura dello strumento forse più importante.

o   Vendita all’asta dei beni confiscati elle mafie se non assegnati entro 180 giorni. Sapete quante persone sono state minacciate e uccise perché stavano per essere assegnatarie di un bene confiscato alla mafia? Se questi, anziché essere assegnati alle varie associazioni o cooperative di giovani come adesso, vengono messi all’asta, secondo voi chi li compra? È normale pensare che saranno dei prestanome dei mafiosi stessi. Sapete che la villa miliardaria (uguale a quella di Antonio Montana nel film Scarface) di Francesco Schiavone detto Sandokan (boss indiscusso dei Casalesi) l’ha fatta bruciare pur di non lasciarla allo stato?

o   Dell’Utri (vorrei ricordare che è un parlamentare della Repubblica italiana) in una recente intervista ha dichiarato che va modificata la legge sui pentiti e sul reato di associazione mafiosa!!!

-          È questo il modo in cui si combatte la criminalità organizzata? Sono questi gli sbandieramenti a reti unificate con cui il governo afferma tutti i giorni di infliggere duri colpi alla mafia? Conoscete i nomi di molti politici uccisi perché in contrapposizione alla mafia? Io personalmente due o tre! Quanti invece i magistrati, i poliziotti e i carabinieri uccisi? Non sarà forse che in galera ce li mettono loro? Non sarà forse che le indagini le fanno loro? Non sarà forse che si espongono in prima persona conducendo una vita da scortati e non partecipando a festini con prostitute, minorenni o trans?

-          Le uniche leggi dure sulla mafia sono state studiate e volute dal pool antimafia in cui lavoravano Falcone e Borsellino. Purtroppo alcune votate subito dopo la loro morte. Da allora è stato un susseguirsi di leggi e mancati finanziamenti alla giustizia che anno favorito il connubio tra mafia e politica. Quindi che non si prendano meriti che non hanno!!!

 

Concludo nel commentare l’affermazione di Fabrizio Corona che ha detto “mi vergogno di essere italiano” a causa della condanna. Io invece mi vergogno che in Italia diventino famose, potenti, adorate e idolatrate persone come lui e Berlusconi. Mi vergogno perché all’estero i più menefreghisti ridono di noi, i più seri hanno paura che questo virus possa contagiare anche i loro concittadini.

 

Stefano

 




permalink | inviato da Stefano Pisu il 13/12/2009 alle 16:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Ecco il nostro governo filo-cattolico che difende Gesù e il Crocefisso nelle scuole!!!
9 dicembre 2009

CIE:STORIE DI GOCCE E DI PSICOFARMACI PER NON DIVENTARE PAZZI

 
I medicinali vengono somministrati per tenere tranquilli gli stranieri… ma a volte si esagera!
di Chiara Paolin
 
Mimì è di nuovo per la strada. La sera del 13 settembre due alpini l’hanno portato in infermeria per la dose, le solite trenta gocce. Lui non voleva, ha camminato appena più lento del solito, loro l’av re bb e ro picchiato a sangue. Un dente spezzato. E il doppio di psicofarmaci da buttare giù. Ha avuto il coraggio di denunciare tutto alla procura, ma è stato più veloce il decreto di espulsione: Mimì Hisham, 25 anni, immigrato clandestino, non può più stare nel Centro di indentificazione ed espulsione di Torino. Deve tornare in Marocco, oppure nell’inferno della vita illegale, e trovare un modo per disintossicarsi. Sempre meglio di quel che è successo un anno fa nello stesso centro ad Hassam Nejl, trovato morto nella sua cella: nel sangue un mix micidiale di metadone e calmanti, una “concausa” del decesso per arresto cardiaco, disse il referto. Nessun responsabile per la sua morte, fino a oggi. Spiega Simone Ragno, operatore del Garante dei detenuti al Cie di Roma: “La metà dei detenuti è sotto psicofarmaci. Chi arriva dal carcere li chiede in automatico. Ma stare lì un anno e mezzo con l’unica prospettiva di essere cacciati come delinquenti spingerebbe chiunque all’abuso: nessuna attività sociale, spazi spogli e angusti, situazioni personali che non trovano attenzione. Noi come organismo di vigilanza teniamo gli occhi aperti e denunciamo i casi più gravi, però se volessimo rivolgerci alla procura per segnalare un abuso faremmo solo un buco nell’acqua: coi tempi della giustizia, parti lese e testimoni diventano regolarmente irreperibili. E gli eventuali colpevoli impunibili”. Gli episodi violenti sono all’or - dine del giorno nei 13 Cie italiani: rivolte, repressioni, autolesionismo, suicidi. Un vero inferno. Dove gli psicofarmaci rischiano di diventare lo strumento più pacifico di controllo e convivenza. Gianluca Ensoli, medico coordinatore di Ponte Galeria, ha ammesso l’utilizzo seriale dei medicinali: “La somministrazione è organizzata in tre turni, diversi per uomini e donne. Di giorno Diazepam (Valium) e Lorazepam (Tavor), alla sera Lormetazepam (Minias). Per evitare che i prodotti possano essere rivenduti sul mercato nero, sedativi e ipnotici vengono dati in gocce”. La sera le code dei disperati sono più lunghe di quelle per la cena. I detenuti ammettono: “Non riusciamo a dormire, diventiamo pazzi, abbiamo bisogno di questa roba”. E firmano un modulo di consenso alla somministrazione, per sopravvivere una notte di più. Nessuno psichiatra a fare diagnosi e stabilire cure, nessun programma di disintossicazione. Neppure a Roma e negli altri Cie gestiti dalla Croce Rossa. Una situazione talmente grave da richiamare l’attenzione del governo svizzero. A ottobre il presidente della commissione per la Politica estera, senatore Dick Marty, ha visitato i centri di Caltanissetta e Roma anche per valutare “i temi più scottanti come l’utilizzo degli psicofarmaci”, recita un comunicato ufficiale. Come se ne esce? L’av vo c a t o Paolo Cognini di Psichiatria democratica, gruppo sensibile ai temi del disagio nelle carceri, è scettico: “Difendiamo ogni giorno i migranti da questo meccanismo micidiale, ma siamo in enorme difficoltà. Mancano gli strumenti. Un migrante da me assistito segnalò che al Cie di Bologna gli psicofarmaci venivano messi direttamente nel cibo e che i detenuti accusavano forti sonnolenze dopo aver mangiato. Ma organizzare verifiche e riscontri è impossibile, restano chiacchiere di fantasmi. Anche il mio assistito ha avuto il suo bel foglio di espulsione. In realtà adesso è per la strada, clandestino, senza diritti”. Come tutti gli altri. 



permalink | inviato da Stefano Pisu il 9/12/2009 alle 14:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Parole, parole, parole...
9 dicembre 2009

Noi aquilani in attesa dell’abitazione promessa

di Sandra Amurri
 
In 5 mila hanno una casa, 20 mila sono ospiti in albergo,
18 mila in affitto, 27 mila sono da parenti e amici
 
Le persone che a L’Aquila potranno trascorrere il Natale nelle nuove case, quelle presentate all’Italia in diretta dal presidente del Consiglio a “Porta a Porta” saranno poco più di 5 mila. Ventimila sono ancora ospiti degli alberghi sulla costa e delle caserme. 18 mila hanno optato per case in affitto. All’appello, per arrivare a 70 mila cittadini, ne mancano 27 mila che non fanno parte del censimento e verosimilmente hanno trovato ospitalità da parenti e amici. Il governo non ha finora dato una sola lira agli albergatori, che giustamente reclamano di essere pagati. Non ha finanziato il comune che a sua volta, da 8 mesi non versa più ai cittadini che hanno scelto l’autonoma sistemazione, l’incentivo di 200 euro a testa per ogni persona del nucleo familiare con canoni d’affitto che sono quadruplicati. Le scuole hanno riaperto ma nessuno dice che i bambini delle famiglie alloggiate negli alberghi sulla costa, circa 14 mila, ogni giorno si fanno dai 150 ai 200 km per andare a lezione. Il governo non ha elargito alcun incentivo alle attività produttive e commerciali, risultato: chi ha potuto affittare locali per ricominciare lo ha fatto. Gli altri, circa il 60% da nove mesi sono senza lavoro. E se la promessa arrivata in extremis da Bertolaso di un decreto per ripristinare la proroga per il pagamento delle tasse resterà vana i cittadini che giovedì manifesteranno davanti Palazzo Chigi inizieranno lo sciopero fiscale. Mancano soldi per rimuovere le macerie dal centro storico che risulta ancora sommerso e il puntellamento degli edifici colpiti dal sisma è stato sospeso. Guido Bertolaso che, come si sa, il 31 dicembre andrà in pensione ha già fatto il passaggio delle consegne al presidente della regione Chiodi del Pdl che ricoprirà il ruolo di commissario e vicecommissario per la ricostruzione, mentre il sindaco della città, Cialente sarà commissario per il solo centro storico. Sul terreno restano molti interrogativi inquietanti. Come l’assegnazione delle case costruite prima del sisma, rimaste invendute, che i comitati dei cittadini chiedevano che venissero requisite dal comune mentre sono state acquistate a buon prezzo dalle banche che le ha poi affittate alla Protezione civile. Si tratta di villette su tre piani. Il metodo di assegnazione è del tutto oscuro. E c’è chi è pronto a giurare che sarà un buon modo per fare dell’ottimo clientelismo affidandole ai notabili della città, ai raccomandati. “Ave vo appreso che il costruttore Valentini, uno dei tanti, aveva venduto delle villette alla Cassa di Risparmio de L’Aquila che le aveva affittate alla Protezione civile. Sono andata allo sportello per i cittadini, ora sostituito da Linea Amica gestito dal call center e ho presentato domanda” racconta Anna Colasacco dell’associazione Cittadini per i Cittadini “Non ho ricevuto alcuna risposta. Sono tornata e mi sono nuovamente messa in lista chiedendo il rilascio di una ricevuta. Risposta: non diamo alcuna ricevuta. Non sono mai stata contattata e come me molte altre persone”. Lo stesso metodo è stato adottato per le case già assegnate. Nessuno sa, in assenza di una graduatoria pubblica, con quale criterio siano state scelte le famiglie. Alla domanda di spiegazione hanno risposto che non erano tenuti a farlo. In questo modo la Protezione civile ha conquistato l’approvazione di parte della città che ora risulta spaccata in due: i buoni, quelli rassegnati al volere di una ricostruzione carente di trasparenza e i cattivi quelli che rivendicano il diritto di cittadini e non sudditi. Una città che non esiste più se si escludono le 19 aree su cui hanno costruito i quartieri dormitori, due dei quali Assergi e Camarga, si trovano praticamente nel Parco Nazionale del Gran Sasso. L’emergenza ha legittimato tutto, anche l’illegalità. La legge dice che le ditte che vincono l’appalto non possono subappaltare più del 30% mentre a L’Aquila i lavori sono stati subappaltati per oltre il 50% senza alcuna approvazione dell’ente appaltante, cioè la Protezione civile, tanto che cinque ditte erano in odore di mafia. Non sarà un buon Natale per gli aquilani, al di là della propaganda a reti unificate, ma almeno Gesù nascerà anche per loro.
 
 



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Ecco le leggi che hanno aiutato Berlusconi
23 novembre 2009
1 Legge n. 367/2001. Rogatorie internazionali. Limita l'utilizzabilità delle prove acquisite attraverso una rogatoria. La nuova disciplina ha lo scopo di coprire i movimenti illeciti sui conti svizzeri effettuati da Cesare Previti e Renato Squillante, al centro del processo "Sme-Ariosto 1" (corruzione in atti giudiziari).

2 Legge n. 383/2001 (cosiddetta "Tremonti bis"). Abolizione dell'imposta su successioni e donazioni per grandi patrimoni. (Il governo dell'Ulivo l'aveva abolita per patrimoni fino a 350 milioni di lire).

3 Legge n.61/2001 (Riforma del diritto societario). Depenalizzazione del falso in bilancio. La nuova disciplina del falso in bilancio consente a Berlusconi di essere assolto perché "il fatto non è più previsto dalla legge come reato" nei processi "All Iberian 2" e "Sme-Ariosto2".

4 Legge 248/2002 (cosiddetta "legge Cirami sul legittimo sospetto"). Introduce il "legittimo sospetto" sull'imparzialità del giudice, quale causa di ricusazione e trasferimento del processo ("In ogni stato e grado del processo di merito, quando gravi situazioni locali, tali da turbare lo svolgimento del processo e non altrimenti eliminabili, pregiudicano la libera determinazione delle persone che partecipano al processo ovvero la sicurezza o l'incolumità pubblica, o determinano motivi di legittimo sospetto, la Corte di cassazione, su richiesta motivata del procuratore generale presso la Corte di appello o del pubblico ministero presso il giudice che procede o dell'imputato, rimette il processo ad altro giudice"). La norma è sistematicamente invocata dagli avvocati di Berlusconi e Previti nei processi che li vedono imputati.


5 Decreto legge n. 282/2002 (cosiddetto "decreto salva-calcio"). Introduce una norma che consente alle società sportive (tra cui il Milan) di diluire le svalutazioni dei giocatori sui bilanci in un arco di dieci anni, con importanti benefici economici in termini fiscali.

6 Legge n. 289/2002 (Legge finanziaria 2003). Condono fiscale. A beneficiare del condono "tombale" anche le imprese del gruppo Mediaset.

7 Legge n.140/2003 (cosiddetto "Lodo Schifani"). E' il primo tentativo per rendere immune Silvio Berlusconi. Introduce ildivieto di sottomissione a processi delle cinque più altre cariche dello Stato (presidenti della Repubblica, della Corte Costituzionale, del Senato, della Camera, del Consiglio). La legge è dichiarata incostituzionale dalla sentenza della Consulta n. 13 del 2004.

8 Decreto-legge n.352/2003 (cosiddetto "Decreto-salva Rete 4"). Introduce una norma ad hoc per consentire a rete 4 di continuare a trasmettere in analogico.

9 Legge n.350/2003 (Finanziaria 2004). Legge 311/2004 (Finanziaria 2005). Nelle norme sul digitale terrestre, è introdotto un incentivo statale all'acquisto di decoder. A beneficiare in forma prevalente dell'incentivo è la società Solari. com, il principale distributore in Italia dei decoder digitali Amstrad del tipo "Mhp". La società controllata al 51 per cento da Paolo e Alessia Berlusconi.

10 Legge 112/2004 (cosiddetta "Legge Gasparri"). Riordino del sistema radiotelevisivo e delle comunicazioni. Introduce il Sistema integrato delle comunicazioni. Scriverà il capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi: "Il sistema integrato delle comunicazioni (Sic) - assunto dalla legge in esame come base di riferimento per il calcolo dei ricavi dei singoli operatori di comunicazione - potrebbe consentire, a causa della sua dimensione, a chi ne detenga il 20% di disporre di strumenti di comunicazione in misura tale da dar luogo alla formazione di posizioni dominanti".

11 Legge n.308/2004. Estensione del condono edilizio alle aree protette. Nella scia del condono edilizio introdotto dal decreto legge n. 269/2003, la nuova disciplina ammette le zone protette tra le aree condonabili. E quindi anche alle aree di Villa Certosa di proprietà della famiglia Berlusconi.

12 Legge n. 251/2005 (cosiddetta "ex Cirielli"). Introduce una riduzione dei termini di prescrizione. La norma consente l'estinzione per prescrizione dei reati di corruzione in atti giudiziari e falso in bilancio nei processi "Lodo Mondadori", "Lentini", "Diritti tv Mediaset".

13 Decreto legislativo n. 252 del 2005 (Testo unico della previdenza complementare). Nella scia della riforma della previdenza complementare, si inseriscono norme che favoriscono fiscalmente la previdenza integrativa individuale, a beneficio anche della società assicurative di proprietà della famiglia Berlusconi.

14 Legge 46/2006 (cosiddetta "legge Pecorella"). Introduce l'inappellabilità da parte del pubblico ministero per le sole sentenze di proscioglimento. La Corte Costituzionale la dichiara parzialmente incostituzionale con la sentenza n. 26 del 2007.

15 Legge n.124/2008 (cosiddetto "lodo Alfano"). Ripropone i contenuti del 2lodo Schifani". Sospende il processo penale per le alte cariche dello Stato. La nuova disciplina è emenata poco prima delle ultime udienze del processo per corruzione dell'avvocato inglese Davis Mills (testimone corrotto), in cui Berlusconi (corruttore) è coimputato. Mills sarà condannato in primo grado e in appello a quattro anni e sei mesi di carcere. La Consulta, sentenza n. 262 del 2009, dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 1 della legge per violazione degli articoli 3 e 138 della Costituzione.

16 Decreto legge n. 185/2008. Aumentata dal 10 al 20 per cento l'IVA sulla pay tv "Sky Italia", il principale competitore privato del gruppo Mediaset.

17 Aumento dal 10 al 20 per cento della quota di azione proprie che ogni società può acquistare e detenere in portafoglio. La disposizione è stata immediatamente utilizzata dalla Fininvest per aumentare il controllo su Mediaset.

18 Disegno di legge sul "processo breve". Per l'imputato incensurato, il processo non può durare più di sei anni (due anni per grado e due anni per il giudizio di legittimità). Una norma transitoria applica le nuove norme anche i processi di primo grado in corso. Berlusconi ne beneficerebbe nei processi per corruzione in atti giudiziari dell'avvocato David Mills e per reati societari nella compravendita di diritti tv Mediaset.



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Cristiani italiani indignatevi!!!
23 novembre 2009

 

…Oppure devo pensare che nel profondo di ognuno di noi siamo contenti che altri (come i leghisti o questo governo) si sporchino le mani per fare qualcosa che sotto sotto approviamo? Via i neri, via i rom, via i musulmani, via gli ebrei, via gli omosessuali, via i drogati, via tutti i diversi.
Dentro di noi abbiamo paura che queste persone, “diverse dall’italiano medio”, possano modificare, in peggio, il nostro stile di vita, le nostre certezze. Abbiamo la presunzione che loro non abbiano niente da insegnarci ma, come dice il cattolico Casini, hanno la pretesa di imporci il loro credo, le loro usanze, la loro morale, la loro verità.
Tutto ciò, se fosse vero, destabilizzerebbe. Creerebbe confusione nelle nostre menti e forse cominceremo a pensare!!! Non sia mai!!!
Tramite l’accoglienza (per Gesù nessuno è padrone di niente, né di cibo, né di case, né di persone, né di “Nazioni” con i suoi confini, neanche della propria persona, che appartiene a Dio) avremo solo da imparare nuove culture, nuovi modi di pensare, di vedere le cose. E poi il bene si insegna praticandolo non imponendolo.
Ricordate come sono i bambini? “Chiudono le orecchie ai consigli e aprono gli occhi agli esempi”.
Di seguito un episodio significativo di come anche il Natale viene usato per scopi razzistici…
Stefano
 Viaggio nel paese di White Christmas
"I nostri figli hanno troppi amici neri"
di SANDRO DE RICCARDIS
 
COCCAGLIO (Brescia) - Un anno fa, per John, il Bianco Natale è stato il concerto gospel nella parrocchia Santa Maria Nascente. È stato quelle lunghe notti di prove con i suoi amici del centro storico, ghanesi come lui, e coi senegalesi che arrivavano in chiesa dai condomini di via Castrezzato, gli unici palazzi in questo comune tutto ville e villette. "Un anno fa - dice ora John - il Bianco Natale era anche la mia festa. Io sono cristiano. Avevamo organizzato il concerto perché sappiamo che quel tipo di musica gli italiani la conoscono poco, la vedono solo in televisione". Poi John smette di parlare. Affonda il mento nella sua sciarpa rossa, gialla e verde come la bandiera del suo paese. "Quest'anno invece ci dicono che a Natale dobbiamo andare via".

A Coccaglio, il comune bresciano che con l'operazione "White Christmas" ha inaugurato la caccia al clandestino in nome del Natale, John e i suoi amici sono ormai un quinto della popolazione. Negli uffici del municipio c'è un grafico affisso al muro, che si arrampica ripidamente verso l'alto e mostra il terremoto etnico degli ultimi dieci anni. Aprile '98, 177 stranieri. Aprile 2009, 1583, su poco meno di settemila abitanti. Un'onda di migrazione che ha invaso questo borgo antichissimo e il suo centro storico che sembra rimasto immobile nel suo passato. Col castello romano ricamato di luci, la vecchia pieve dove ogni tanto si celebra messa, il monumento al madrigalista del '500 Luca Marenzio, proprio al centro della piazza che dal musicista prende il nome e divide due pezzi di città. Da una parte la caffetteria Ketty e il bar Al centro, vetrine lucide, arredi pettinati, clientela da middle-class di provincia. Dall'altra il bar Castello, comprato e gestito dai cinesi, frequentato soprattutto da stranieri. "Il nome lo conoscevo, "White Christmas", ma sinceramente non ci ho mai fatto caso - dice Romina, dietro il bancone della caffetteria Ketty - il problema è che del Natale a loro non gliene frega niente. Il nome forse è sbagliato, ma l'operazione, quella no. Loro qui non ci vengono. Perché fortunatamente con gli immigrati non ho mai attaccato". Il bar è un posto tranquillo. Entrano ed escono i clienti. Quattro sono seduti al tavolo. Arriva anche Monica, l'estetista del negozio accanto. "I miei figli hanno solo amici extracomunitari. Uno ha 14 anni, l'altro 12. Vanno in giro sempre con due romeni e due africani. A Coccaglio sono tantissimi. Io però non voglio che escano con questi. È razzismo questo?". Ma una ragione vera non c'è. "Mi chiede perché? Perché no. Non mi va. Non mi vanno nemmeno i loro genitori".

Mentre nel paese si discute e si commenta, l'amministrazione ha scelto il silenzio. Il segretario della Lega Nord Umberto Bossi dice che "il Comune ha applicato la legge, anche se non c'era bisogno di chiamare l'operazione "White Christmas", si poteva chiamare "Natale controllo della regolarità". E il sindaco Franco Claretti e l'assessore alla Sicurezza Claudio Abiendi, "leghisti dalla fondazione del partito", preferiscono non commentare. "Aspettiamo che Maroni riferisca in Parlamento, poi faremo anche qui una conferenza stampa" dice l'unico rappresentante in municipio dell'amministrazione, l'assessore alle politiche sociali Agostino Pedrali. "Da quando ci siamo insediati, a giugno, abbiamo speso più per gli stranieri che per gli italiani: 89mila euro contro 43mila". "Solo propaganda - replica il capogruppo del centrosinistra, Claudio Rossi - Su 150 alloggi da assegnare, solo due sono andati a stranieri".

Sui controlli in nome del Natale che hanno fatto indignare la politica e i cattolici, il presidente della Cei, il cardinal Angelo Bagnasco, di nuovo ha spiegato che "la Chiesa ha nel suo dna più profondo, sull'esempio della luce di Gesù Cristo, il tema dell'accoglienza, del dialogo. Questo non significa, assolutamente, andare contro la sicurezza, altro diritto e dovere di tutti cittadini". Per trovare un po' di dialogo basta spostarsi poco più in là, alla periferia del paese, in via Mattei, al bar tabaccheria May Day. In centro lo chiamano il "bar dei kosovari", ma a versare grappa e litigare con la macchinetta del caffè c'è Andrea Cavallini, "purissimo bresciano", la moglie, clienti italiani, albanesi, macedoni e kosovari. "Lavorano tutti, chi fa l'operaio, chi il muratore. Tutti in regola e lavoratori. Ma da qualche settimana sono tutti a spasso. I cantieri sono fermi per la crisi". Andrea, che è amico e un po' il padre di tutti i ragazzi slavi, si è tenuta la tabaccheria e ha ceduto a loro il bar. "A me l'iniziativa non è piaciuta. Ma il metodo è terribile. Ti spediscono una lettera, se non rispondi entrano in casa, vedono se hai clandestini. Si faceva così ai tempi del Duce, lo faceva anche Stalin. Vogliamo tornare lì?". Se chiedi ai giovani kosovari dell'operazione "White Christmas" smettono di giocare a calcio balilla e spengono i sorrisi.

"Il problema non sono i controlli e nemmeno il nome - dice Mergan - è il momento. Perché ora c'è il rischio che con la perdita di lavoro si perda anche la possibilità di rinnovare i documenti. È vero, c'è il sussidio di disoccupazione. Ma si può chiedere una sola volta. Poi, dopo, cosa si fa con la moglie e i figli che sono nati qui, a Coccaglio". Mergan ha 38 anni, è arrivato in provincia di Brescia undici anni fa, si è sposato e ha ora quattro ragazzi. La sua è la storia di tanta immigrazione, impiegata nei cantieri edili tra Bergamo e Brescia, alla Scab che produce mobili, alla Bialetti delle famose caffettiere, nelle tante officine meccaniche. "Non lavoro da mesi - dice Megan - . Sono gli italiani a non chiamarmi più. Se va avanti così, e poi un giorno vengono a farmi un controllo, cosa succede?".



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POLITICA
Ecco le "care" origini cristiane dello stato italiano...
17 novembre 2009

“Va vendi tutto quello che hai e dallo ai poveri.. poi vieni e seguimi” 

 Guardate come viene messo in pratica…

 

SOLDI SPORCHI: Come riciclare con l’aiuto dello Scudo

Di Roberto Scarpinato

 

Per comprendere le falle aperte dal recente scudo fiscale nel sistema di antiriciclaggio italiano, è bene avere presente il contesto in cui viene a incidere. Sarà pù difficile r ilevare possibili reati U no dei punti cardine della legislazione antiriciclaggio è l’o bbligo imposto a tutti gli intermediari finanziari e ai professionisti di segnalare le operazioni sospette all’Uif (Unità di informazione finanziaria della Banca d’Italia), quando si hanno motivi ragionevoli per sospettare che siano in corso operazioni di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo. La Banca d’Italia elabora, aggiornandoli continuamente, gli indici di anomalia ai quali gli operatori finanziari devono attenersi nel valutare la natura sospetta di un’o p e ra z i o n e . Taluni indicatori vengono inseriti anche nei sistemi informatici delle banche, in modo da attivare un rilevamento automatico delle operazioni sospette. Ove necessario, la Banca d’Italia può disporre la sospensione per cinque giorni delle operazioni sospette segnalate, in modo da consentire alla magistratura, prontamente allertata, di intervenire con tempestività. L’e s p erienza ha dimostrato come nella prassi operativa tale sistema sia carente, soprattutto nelle regioni meridionali, a causa dell’i n q u i etante infiltrazione della criminalità mafiosa in vari punti nel circuito bancario. In alcuni casi è stato accertato che funzionari bancari avevano omesso di segnalare le operazioni sospette, perché complici o intimiditi. In altri è stato accertato che avevano addirittura manipolato il sistema informatico di rilevazione automatica, cancellando le tracce delle operazioni segnalate. Pur con tali limiti, quando le segnalazioni sono state effettuate, si sono spesso rivelate preziose per dare corso a indagini che si sono concluse con l’arresto di numerosi criminali e la confisca di ingenti capitali illegali. In questo difficile contesto, il recente scudo fiscale ha in parte cancellato e in parte affievolito l’obbligo di segnalare le operazioni sospette, rendendo così cieco –o gravemente ipovedente – il sistema di rilevamento dei possibili casi di riciclaggio. Infatti l’art. 13 bis, comma 3, del Dl n. 78 del 2009 ha disposto che non si applica l’obbligo della segnalazione delle operazioni sospette per tutti i casi i cui i capitali rimpatriati o regolarizzati derivino da una serie di reati sottostanti che vengono estinti dallo scudo fiscale: i reati tributari di omessa dichiarazione dei redditi o di dichiarazione fraudolenta e infedele. Vengono inoltre estinti una lunga serie di reati quando siano stati commessi per eseguire od occultare i reati tributari, ovvero per conseguirne il profitto: alcuni reati di falso previsti dal codice penale (articoli 482, 483, 484, 485, 489, 490, 491 bis e 492), di soppressione, distruzione e occultamento di atti veri, nonchè dei reati di false comunicazioni sociali previste dal codice civile (articoli 2621 e 2622). Capitali di origine illegale immessi nel mercato A seguito di tale normazione e del regime di invisibilità assicurato ai capitali ‘scudati’, si è venuta a determinare per il vastissimo popolo degli imprenditori collusi l’o p p o rtunità di fare rientrare dall’e s t e ro capitali sporchi dei loro soci mafiosi occulti, spacciandoli falsamente come frutto di evasione fiscale per poi immetterli nel circuito produttivo. Si è aperta anche la possibilità di impiegare nell’attività economica capitali illegali in realtà detenuti in Italia, che possono essere fatti figurare come rientrati dall’e s t e ro . A tal fine è sufficiente infatti limitarsi a inviare per via telematica una semplice dichiarazione di rientro all’agenzia delle Dogane, senza alcuna possibilità di serio controllo, o ricorrere ad altri trucchi elementari. In una fase storica quale quella attuale, nella quale le banche hanno chiuso i rubinetti del credito e migliaia di imprese operanti nella legalità sono boccheggianti, è dunque elevato il rischio che le imprese a partecipazione mafiosa, rifornite di capitali illegali freschi a costo penale zero, vengano a trovarsi in grado di sgominare la concorrenza, creando o irrobustendo indebite posizioni di oligopolio, con buona pace di tutte le prediche sulle virtù della libera concorrenza. Si è obiettato che le mafie non sarebbero interessate a fare rientrare capitali dall’estero. Ma l’obiezione non tiene conto della realtà dell’economia mafiosa nazionale, della possibilità di spacciare capitali detenuti in Italia come esteri, del riciclaggio operato in Italia dalle mafie straniere che da anni investono capitali sporchi in varie attività, nonché della concreta esperienza del precedente scudo fiscale. Per limitarci solo alla dinamiche di riciclaggio delle mafie nazionali, va infatti considerato che le imprese a partecipazione mafiosa si trovano sempre esposte al rischio di dovere spiegare, se individuate, l’or igine dei loro capitali. Attraverso un’ac - curata analisi dei libri contabili, la magistratura può essere in grado di dimostrare che a un certo punto della vita dell’azienda sono stati immessi capitali che non trovano giustificazione nei profitti di impresa e nei redditi personali dei soci. Grazie a tale complessa e difficile attività di indagine, che si avvale spesso di perizie contabili, è stato possibile confiscare centinaia di imprese appartenenti ad imprenditori insospettabili, dotati di solida reputazione nel m e rc a t o . Avvalendosi dello scudo fiscale, l’imprenditore colluso avrà ora una duplice arma per paralizzare le indagini. In primo luogo potrà opporre lo scudo fiscale, sostenendo che i nuovi capitali, immessi nel circuito produttivo, sono frutto di evasione fiscale già sanata. In secondo luogo, ai magistrati che volessero comunque verificare, analizzando i libri contabili, se effettivamente i capitali scudati siano compatibili con i redditi di impresa e con il volume di affari, potrà opporre che ha distrutto i libri contabili e le scritture societarie. Naturalmente a costo penale zero, perché – come ho accennato prima – lo scudo estingue persino il reato (punito sino a 5 anni di reclusione) di occultamento o distruzione di scritture contabili per evadere le imposte sui redditi e l’Iva, o per impedire la ricostruzione dei redditi e dei volumi di affari. Quello citato è solo uno tra i tanti esempi di una casistica quanto mai ricca di opportunità di riciclaggio apertesi con lo scudo fiscale, ma, per ovvi motivi, non pare sia il caso di proseguire con altre e s e m p l i fi c a z i o n i . Come se non bastasse avere eliminato l’obbli - go di segnalare le operazioni sospette in tutti i casi sopra specificati, si è ritenuto di dover affievolire tale obbligo anche nei residui casi in cui è stato mantenuto in vita. Si tratta dei casi nei quali l’o p e ra t o re bancario ha il sospetto che i capitali scudati non siano frutto di reati tributari, ma di altri ben più gravi reati, come estorsioni, traffico di stupefacenti e via elencando. Infatti, con la circolare emanata dall’Agenzia delle Entrate contenente le istruzioni per lo scudo fiscale, si è precisato testualmente: “Si ricorda che gli intermediari non sono tenuti a verificare la congruità delle informazioni contenute nelle dichiarazioni riservate, relativamente agli importi delle attività oggetto di rimpatrio, né la sussistenza dei requisiti oggettivi richiesti dalla norma per accedere alle operazioni di emersione delle attività detenute all’estero, né sono obbligati a verificare i criteri utilizzati dal soggetto interessato per valorizzare le medesime attività nella dichiarazione stessa”. L’entità dei soldi rientrati non è motivo di sospetto P er coloro che non avessero familiarità con il giuridichese, in sostanza è stato ricordato agli intermediari che l’entità della somma scudata non costituisce di per sè motivo di sospetto. La segnalazione dovrà dunque essere effettuata solo se gli importi risultassero notevolmente sproporzionati rispetto al profilo economico-professionale del soggetto che intende accedere allo scudo fiscale (per esempio un artigiano a basso reddito che fa rientrare un milione di euro) o se sussistono altri e diversi motivi di sospetto. Si è così aperta un’altra significativa falla. Infatti le operazioni relative allo scudo possono essere effettuate anche allo sportello da persone che non sono clienti delle banche e di cui esse ignorano pertanto il profilo economico. Poiché l’entità della somma scudata non è da considerarsi motivo di sospetto e poiché non è possibile valutare se sussiste la sproporzione di cui si è detto, si è in sostanza conseguito l’effetto di depotenziare in modo indiscriminato e incontrollato l’obbligo della segnalazione per tutte le operazioni effettuate allo sportello anche per cifre rilevantissime. Infine, per chiudere il cerchio, va considerato che la legge ha stabilito che le operazioni in questione sono coperte da assoluta riservatezza e non devono essere comunicate all’A m m inistrazione finanziaria; sicché neppure per tale via è possibile rilevare, a posteriori e in tempo utile, l’incongruità tra gli importi scudati ed il profilo economico del soggetto che ha fatto rientrare capitali dall’e s t e ro Non c’è alcuna tracciabilità delle operazioni ‘scudate’ C i si chiede perché mai non si è ritenuto di dovere coniugare le esigenze di liquidità di cassa dello Stato con l’esigenza di impedire l’indebita strumentalizzazione delle norme sullo scudo fiscale per riciclare capitali sporchi che, una volta immessi nel circuito economico, alterano la regole del libero mercato a discapito degli imprenditori onesti, già fortemente penalizzati dalla crisi economica. Eppure sarebbe stato sufficiente garantire la tracciabilità delle operazioni scudate e la loro visibilità agli organi competenti (Amministrazione finanziaria e Magistratura), mantenendo inoltre fermo l’obbligo di segnalare tutte le operazioni sospette senza eccezioni di sorta. I cittadini intenzionati a regolarizzare capitali frutto di evasione fiscale non avrebbero avuto nulla da temere, in quanto lo Stato garantisce loro l’im - munità fiscale e penale. Gli altri – i mafiosi ed criminali – avrebbero capito che “non era aria”. Resta infine da chiedersi se l’abolizione dell’ob - bligo di segnalazione delle operazioni sospette previsto dallo scudo fiscale non costituisca una violazione della direttiva europea anti-riciclaggio (n. 60 del 2005) che ha imposto agli stati membri della Comunità europea di prevedere nei loro ordinamenti l’obbligo della segnalazione di tutte le operazioni sospette. Il decreto legislativo antiriciclaggio italiano n. 231 del 2007 che prevede tale obbligo, è stato approvato proprio per dare esecuzione alla suddetta direttiva europea. Secondo la giurisprudenza costante della Corte di giustizia europea, non solo qualsiasi giudice, ma – come è stato osservato – anche qualsiasi autorità pubblica è tenuta a disapplicare una norma interna (e tanto più una semplice circolare) contraria alla disposizione di una direttiva europea, applicando invece quest’ultima. Tra le pubbliche autorità rientra la Banca d’Italia. Sarebbe sperare troppo se almeno la Banca d’Italia, deputata a indicare agli intermediari finanziari i criteri ai quali attenersi per la segnalazione delle operazioni sospette, trovasse il modo di ricordare che la normativa europea è sovraordinata a quella nazionale e non prevede deroghe all’obbligo di segnalare le operazioni sospette?




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POLITICA
Bilancio del governo dopo un anno e mezzo
15 novembre 2009

Veniamo ai supposti benefici che questo governo avrebbe procurato al Paese e ai cittadini che lo abitano.

I rifiuti sgombrati da Napoli. È vero. Purtroppo altrettanti rifiuti stanno sommergendo Palermo ma di questi si parla pochissimo perché il Capo non gradisce.
Le case ricostruite a L'Aquila e in Abruzzo. È parzialmente vero. Le casette pagate dalla Croce Rossa e dalla Provincia di Trento sono in avanzata messa in luogo.
Tardano gli altri manufatti e tarda la ricostruzione del centro storico.
L'inverno è cominciato e sono ancora migliaia i terremotati ospitati nelle tende con gravi disagi.
La sicurezza dei cittadini non è affatto migliorata. Forse era stata percepita al di sopra delle realtà, ma questa iperpercezione sta ora confrontandosi con una situazione concreta che non è particolarmente tranquillizzante. Alcuni reati sono in diminuzione, altri ancor più odiosi sono in aumento. Tra questi la caccia agli omosessuali e gli stupri stanno creando serissimi problemi.
Il flop delle ronde civiche è sotto gli occhi di tutti.
Altrettanto lo è la situazione miserevole della polizia di Stato, scarsa di mezzi e di personale.
La politica del Mezzogiorno è a dir poco latitante. Un terzo del paese è abbandonato a se stesso. Le differenze di reddito con il Nord sono aumentate. Le forze della camorra e della 'ndrangheta non danno segni di indebolirsi malgrado arresti e retate delle Forze dell'ordine perché ad ogni arrestato ci sono altre nuove reclute e nuovi capi.
Il federalismo è ancora un guscio vuoto del quale si ignorano i costi e i benefici.
I treni dei pendolari continuano ad essere uno scandalo nazionale.
La messa in sicurezza di paesi e città costruiti a ridosso di colline e monti franosi non fa un solo passo avanti: gli enti locali e la Protezione civile si palleggiano competenze e responsabilità ma non ci sono fondi per gli interventi o sono destinati ad altri usi. Perciò si continua a morire di morte annunciata.
Egualmente di morte annunciata si continua a morire per incidenti sul lavoro.
Egualmente non si fanno passi avanti nella sicurezza delle scuole, delle quali un'altissima percentuale è stata dichiarata insufficiente, inadatta o addirittura pericolante.
Il precariato sta già esplodendo e più esploderà nei prossimi mesi. La stessa sorte incombe sulle piccole e piccolissime imprese, tanto al Sud quanto al Nord e al Centro. Ma qui siamo sul terreno dell'economia che merita un discorso a parte.
Il "dominus" responsabile della politica economica è Giulio Tremonti, ma il Capo del governo che sta sopra di lui gli indica gli obiettivi che a lui più interessano. Bisogna dunque considerarli insieme nella concordia discorde nella quale hanno fin qui operato.
Tremonti sostiene di essersi accorto per primo della crisi internazionale incombente. Tuttavia le sue prime mosse furono del tutto incongrue rispetto alla crisi in arrivo.
Soprattutto lo fu l'abolizione dell'Ici, ma qui la responsabilità non è sua: giustizia vuole che la si addossi al premier. Aveva promesso in campagna elettorale quell'abolizione e impose a Tremonti di adempiervi.
Gli impose altresì di "non mettere le mani nelle tasche degli italiani", altro vincolo poco compatibile con la tempesta in arrivo. Il vincolo è stato in apparenza rispettato, ma la pressione fiscale e contributiva è aumentata ed ha segnato in questi mesi il suo massimo storico. Non è previsto che scenda nel prossimo futuro ed è lo stesso Dpef (documento ufficiale del ministero del Tesoro) a certificarlo. Questo aumento della pressione fiscale è in contrasto con il vincolo di "non mettere le mani" eccetera. In parte si può spiegare con la diminuzione del reddito dovuta alla crisi, in altra parte con imposte pagate da soggetti nuovi entrati da poco nella platea dei contribuenti.
Vantaggi da questa parte, zero.
È stato più volte dichiarato da parte del Tesoro che i conti pubblici sono stati messi in sicurezza. È falso. Il deficit rispetto al Pil ha superato il 5 per cento e l'Europa ci ha imposto il rientro sotto al 3 per cento entro il 2012. L'avanzo netto è stato azzerato. Lo stock di debito pubblico è di nuovo ai massimi e salirà ancora nel 2010 (Dpef). Quindi la finanza pubblica non è stata affatto risanata, Bruxelles ce lo fa presente una volta al mese.
Nel frattempo è cresciuta la spesa. Molto cresciuta. Ma non è riuscita a rilanciare i consumi che stanno pericolosamente diminuendo. I commercianti sono infatti in allarme rosso.
Nei giorni scorsi si diffuse una grande euforia dal governo, dal premier, dalle associazioni industriali, perché sembrò che in agosto ci fosse stata un'impennata improvvisa della produzione industriale. Non era in realtà un'impennata ma un modesto recupero del 6 per cento rispetto al crollo registrato nel 2009 sul 2008. I media presidenziali lanciarono al cielo grida di giubilo e chi raccomandava prudenza nei giudizi fu insultato come Cassandra antitaliana. Bene. In settembre c'è stato di nuovo una cifra pesantemente negativa nella produzione industriale e in ottobre altrettanto. Ora siamo addirittura sotto il crollo dell'anno precedente. Ma questo sarebbe ancora poco.
Aumenta la disoccupazione e aumenterà ancora di più nei prossimi mesi e nei prossimi anni perché quand'anche cominci una sia pur timida ripresa, essa non sarà foriera di nuova occupazione. Questo fenomeno è mondiale e non soltanto italiano, perciò ineluttabile. Sono stati presi provvedimenti per far fronte ad una situazione di questa gravità? Nessuno. Non è neppur vero che tutti i disoccupati siano assistiti, manca un sistema efficace e integrale di ammortizzatori sociali e non è alle viste nessun provvedimento in materia.
Di riforme sociali neppur l'ombra. Di liberalizzazioni idem. Sono invece alle viste alcuni nuovi carrozzoni pubblici tra i quali si distingue la famosa Banca del Sud, che saranno fonte di sprechi e di clientele all'assalto.
Nel frattempo l'Italia ha perso peso in Europa e sullo scenario mondiale.
Dei vantaggi procurati al Paese non c'è dunque traccia alcuna. Al contrario.
Poiché quanto è stato fin qui detto si basa su dati ufficiali di agenzie internazionali e dello stesso governo, è falso che questa sia una fantasiosa ricostruzione della realtà. La fantasiosa ricostruzione è invece quella del governo che, a dispetto dei dati dallo stesso diffusi, magnifica risultati che le sue stesse cifre smentiscono. Si tratta di improntitudine, o faccia di bronzo che dir si voglia.

Di Eugenio Scalfari




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CULTURA
Il Crocifisso è il fondamento della tradizione europea: ma è davvero così?
14 novembre 2009

 

Sono anni che a parole sono tutti laici, anzi “più” laici, da Joseph Ratzinger a Ignazio La Russa, passando per Antonio Socci e Giuliano Ferrara. Basta però che dalla Corte europea dei diritti umani arrivi una sentenza di ovvia e unanime laicità, e i “più laici” si scatenano in uno scomposto finimondo, dove della logica e dei fatti storici si fa indegnamente strame. È perciò evidente che sulla parola “laicità” è in atto un’operazione di neolingua orwelliana, che vuole far dire alle parole l’opposto di quanto significano, piegandole alla volontà manipolatoria del potere. Partiamo dagli strali recentissimi e bipartisan di politici, prelati e financo intellettuali, contro la sentenza europea sui simboli religiosi (in questo caso il crocifisso) nelle aule scolastiche. E discutiamola nel quadro più ampio dei doveri di una società laica e democratica. Sotto il profilo storico, in primo luogo. Si è dovuto sentire che il crocefisso è simbolo irrinunciabile dell’identità e della storia d’Italia (Gelmini dixit, ma poi un po’ tutti). A dire il vero, per trasformare l’Italia da “mera espressione geografica”, come diceva il principe Clemente von Metternich, in Patria, è semmai contro la croce dei sanfedisti del cardinale Ruffo, e contro il Papa (che per reprimere la Repubblica romana chiamerà gli zuavi francesi) che verseranno il loro sangue i patrioti del Risorgimento. E l’Unità d’Italia, proclamata nel 1861, verrà considerata realizzata solo con la breccia di Porta Pia, in spregio delle scomuniche e degli anatemi che brandendo la croce la Chiesa comminerà. La nostra Patria nasce anticlericale, questa è la verità sulla “ra d i c e ” storica. Della triade simbolica che riassume il Risorgimento (Cavour, Mazzini, Garibaldi), si deve al più moderato, moderatissimo, dei tre la formulazione canonica sulla rigida separazione tra Chiesa e Stato. Se proprio un simbolo dell’Italia, cioè della Patria uscita dal Risorgimento, si vuole appendere nelle aule, sarebbe storicamente assai più fondato il compasso dei frammassoni (di allora, non di Licio Gelli) anziché il crocifisso. Dovrebbe bastare il tricolore, perciò. Sarà solo il fascismo che deturperà e insozzerà il valore della parola “Patr ia”, trasformata in manganello retorico, a imporre il crocifisso come simbolo della religione di Stato, dunque della Chiesa cattolica, negli edifici pubblici. Mentre esaltava le gesta di un Impero – sia ricordato en passant – ch e su quella croce aveva suppliziato Gesù come infame ribelle. Se poi allarghiamo l’or izzonte alla radice prima della democrazia liberale, la rivoluzione da cui nascono gli Usa, è con l’imprinting del “muro di separa z i o n e ” tra religione e politica teorizzato da Jefferson e con l’esempio intransigente dei suoi otto anni di presidenza, che l’Occidente moderno decide il valore irrinunciabile della laicità. Imprinting così radicato che ha funzionato da antidoto lungo due interi secoli, malgrado i reiterati assalti delle chiese (compreso quel “In God we trust” sulle banconote verdi, imposto in epoca maccartista, che è bestemmia vivente, anzi circolante, della commistione tra Dio e Mammona). Ma il crocifisso è simbolo culturale, si dice, che rimanda all’intera storia europea. Un momento. Il cristianesimo è parte integrante della storia occidentale e delle sue radici, come è ovvio. Esattamente come il giudaismo, la religione dei greci e dei romani (compresi quei “mister i” che solo per il caso della contingenza storica non prevalsero sul cristianesimo), le invasioni dei barbari, il deismo e il teismo del Rinascimento e dell’Illuminismo, le accuse protestanti a Roma-Babilonia, Grande Meretrice e regno di Satana, i roghi degli eretici e le guerre civili in nome di una lettura diversa della Bibbia, il terrore di Robespierre e Saint Just, il Congresso di Vienna, il disincanto fino all’ateismo di Hume, di Feuerbach, di Marx, di Freud. Tutto questo fa parte della storia europea, ma si tratta di fatti che veicolano valori molto spesso incompatibili fra loro. Altra cosa è decidere cosa si sceglie come “nos t ra ” storia, cioè come antecedenti su cui vogliamo fondare la nostra identità. Nel nostro caso, l’identità di un’E u ro p a democratica. Che storicamente nasce dall’Illuminismo e dalla critica contro le religioni istituzionali e poi dal liberalismo e dalle lotte del movimento operaio socialista, e dunque, semmai, da valori cristiani secondo un’interpretazione che la chiesa – che rivendica la Verità sulla Croce – ha bollato sistematicamente con l’anatema. Spacciare il monopolio del crocifisso nei luoghi pubblici come riconoscimento di un simbolo culturale e universale è più difficile che arrampicarsi sugli specchi. Il teologo Vito Mancuso ci spiega che la croce è il “simbolo del più alto ideale che agli uomini sia possibile abbracciare, cioè quello dell’impegno a favore del bene e della giustizia anche a rischio della perdita della vita fisica”. Evitiamo di fare i sepolcri imbiancati: è davvero il Gesù che vive e muore dalla parte degli ultimi quello che si vuole far “p a r l a re ” dalle aule scolastiche e da iscrivere come irrinunciabile nella Costituzone europea? Si dovrebbe allora educare e legiferare in modo draconiano contro le diseguaglianze sociali, poiché i ricchi e di nuovo i ricchi sono l’oggetto costante della maledizione del profeta ebreo itinerante, suppliziato dall’I m p e ro romano per lesa maestà. Non è certo questo Gesù e questo messaggio che si intende imporre come comune identità fondativa, decretando il crocefisso nelle aule scolastiche e di giustizia. Gesù personifica la lotta per la giustizia solo per alcuni, anche non credenti (direi: più spesso non credenti). Ma a chi vede nel Gesù crocifisso il simbolo della inenarrabile sofferenza degli ultimi e dell’impegno doveroso per il loro riscatto, non viene certamente in mente di imporlo, questo simbolo. Sa bene che, imposto, avrebbe già mutato natura, sarebbe diventato strumento di nuova oppressione. Come avvenuto storicamente. E non solo con le Crociate o le vendite delle indulgenze o gli auto dafé della Santa Inquisizione, ma anche al giorno d’oggi, quando in nome della croce si vuole imporre la tortura al malato terminale che implora di abbreviarla o impedire la pillola Ru486 alla ragazza che ha dolorosamente deciso di non voler ancora es- Un crocifisso, simbolo religioso che la Corte di Strasburgo ha chiesto di togliere dalle aule (FOTO ANSA) sere madre. È ineccepibile quanto ricordato da Dario Fo: “In nome di quel ‘segno’ si sono commessi i crimini più efferati. E si commettono”. Affrontiamo perciò la questione sotto il profilo logico e democratico, l’unico in fondo decisivo. In una democrazia liberale tutti i cittadini hanno pari dignità, quale che sia sesso, razza e religione, come recita ogni Costituzione che ambisca alla qualifica di democratica. Nessuna religione può essere discriminata, nessuna religione può essere privilegiata. A scuola, ma il discorso vale per ogni altro luogo pubblico, e massimamente se istituzionale (tribunali, assemblee elettive, uffici amministrativi). Luogo pubblico significa che appartiene a tutti, collettivamente e singolarmente, non alla sola maggioranza (che in una democrazia è sempre la maggioranza del momento, che può essere rovesciata alle elezioni successive). Ora, è un dato inconfutabile che sotto il profilo religioso le nostre sono società definitivamente pluraliste, e in un duplice (anzi triplice) senso. Perché vi sono più fedi religiose, non solo diverse ma talvolta aspramente conflittuali (in nome della croce come identità e “ra d i c e ” un alto esponente della Lega ha portato un maiale ad orinare dove doveva sorgere una moschea, per dire). Perché vi sono numerosissimi cittadini non credenti, atei e agnostici delle più diverse tendenze. Perché infine anche coloro che verbalmente condividono la stessa fede, per esempio nel Figlio di Dio crocifisso e risorto, ne danno interpretazioni dissonanti fino agli antipodi (non solo cristiani valdesi contro cattolici, ma Papa e cardinali della Chiesa gerarchica contro teologi alla Küng e parroci “di strada”). Ora, perché un luogo sia pubblico, cioè di tutti, cioè senza privilegio e senza discriminazioni per nessuno (neppure di uno solo, perché la democrazia liberale si giudica da come tutela le minoranze, le maggioranze si tutelano da sé), si danno esclusivamente due possibilità: o sono ammessi tutti i simboli o si rinuncia a qualsiasi simbolo. La prima, tecnicamente impraticabile, non sarebbe comunque sponsorizzata dai “più laici” che sono insorti a suon di menzogne e di insulti contro la sentenza di Strasburgo (“una stronzata”, secondo la pensosa riflessione del principe dei giuristi, Umberto Bossi). Quella del crocifisso è una presenza “che non impone nulla ma si espone soltanto”, ha minimizzato il cardinal Bagnasco. Ma anche quella di Buddha e magari di Che Guevara. Non basterebbe, infatti, per scongiurare discriminazioni, offrire le pareti ai simboli di tutte le religioni, bisognerebbe garantire analoga possibilità ai simboli di tutte le miscredenze atee e agnostiche. Resta perciò la seconda.

Di Paolo Flores D’Arcais




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POLITICA
Leggi!
13 novembre 2009

È ora di finirla con questa stronzata dei “giudici comunisti” o “giudici di sinistra”. Berlusconi sa benissimo che non è così. Lui non è un ingenuo o uno stupido, ma sa bene che chi lo ascolta (mezza Italia) pende dalle sue labbra e crede a tutte le sue bugie.

Una persona informata dei fatti sa benissimo che la magistratura si sta occupando e si è occupata indistintamente di delinquenti e politici senza guardare il colore politico (gli unici giudici corrotti che io conosco, Squillante, Metta, ecc, sono quelli che lui ha comprato). Basti pensare che, secondo il Nano, il magistrato più “comunista” di tutti è Caselli, cioè colui che ha distrutto le Brigate Rosse!!! Tutto ciò è incredibile! Colui che vive sotto scorta perché pende su di lui una condanna a morte della mafia siciliana. Vorrei inoltre ricordare che sotto di lui sono stati arrestati Riina, Brusca, Bagarella, e tantissimi altri.

Come metro di giudizio per vedere se un magistrato compie il suo dovere, basterebbe controllare quanti sono stati uccisi dalla mafia, dalle brigate rosse e quanti vivono sotto scorta perché condannati a morte. Guarda caso nell’elenco si sono quasi tutti quei magistrati che si sono occupati e che si occupano del boss numero uno Berlusconi!

Basta un piccolo esempio. Andatevi a leggere la biografia dei circa 50 politici importanti coinvolti nelle indagini di camorra in Campania da parte della magistratura “comunista”. Sono di destra, di sinistra e di centro. http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578

Quando si sente dire che il governo usa la mano dura contro la criminalità organizzata, sono tutte stronzate!!! Le ultime leggi veramente dure contro la mafia sono state fate subito dopo la morte di Borsellino. Da allora in poi è stato un continuo e silenzioso tornare indietro e modificare le norme più severe. Chi arresta i delinquenti, in Italia, è la magistratura non i deputati! Quale cristo può credere una cosa del genere??? I politici attaccano la magistratura quando interferiscono con i loro interessi e si vantano quando Provenzano viene arrestato!!! Ma chi ci crede??? Io lo so chi ci crede….. J

È ORA DI FINIRLA COL RASSEGNARSI E DIRE SONO TUTTI UGUALI. Ci sono quelli che sono “tutti uguali”, ma lo sono perché il cittadino non si interessa di politica, del loro operato, di chi vanno a votare. I “tutti uguali” vogliono cittadini che parlino così, cioè che si rassegnino e che non si occupino dei loro affari, ma che con “ottimismo” si siedano davanti alla tv e guardino “Un medico in famiglia”, “Amici”, C’è posta per te”, “San Remo”, il calcio, “Buona domenica” e potrei continuare all’infinito. Insomma, non a caso Berlusconi ha detto “Ghe pensi mi”!

Sfido chiunque a dirmi cosa è cambiato in Italia in positivo negli ultimi 15 anni, cioè da quando il mafioso di Arcore è sceso in politica?

Non sforzatevi, per voi è una partita persa!!! J

 

 

Stefano

 

 




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Questo vecchio PD non cambierà mai!!!
15 luglio 2009

Io non capisco perché all'interno di questo partito non ci sia qualcuno in grado, non solo di capire, ma soprattutto di portare avanti le idee e i desideri dei giovani italiani!!!

Da tutti i sondaggi viene fuori che le cose che stanno più a cuore ai giovani (futuro di questa Nazione) sono la laicità, la giustizia sociale, il conflitto d'interessi, parlamento senza condannati o inquisiti,  no al nucleare e si allo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili, internet gratis, l'informazione libera, ecc
Le cose sono due, o nessuno di voi leader è in grado di portare avanti queste cose per incompetenza, oppure siete complici di chi, come l'attuale governo, non è interessato a tutto ciò.
Scusatemi tanto ma io propendo, come dice Guzzanti, per... "la seconda che hai detto".
Siamo stufi della mala politica, degli inciucci, di sentire come da tutte le indagini sulla corruzione viene fuori che i politici coinvolti sono sia di destra che di sinistra, di vedere un Berlusconi (che ci rappresenta nel Mondo) passare dal letto con una puttana a Palazzo Chigi a farci le leggi, dal corrompere giudici e avvocati a discutere di Giustizia in Parlamento, dal permettersi di dire di tutto e di più su chiunque, al mettere il bavaglio all'informazione.
Ci siamo rotti di tutto ciò e purtroppo non abbiamo nessuno che ci difenda, che ci aiuti, che si faccia nostro portavoce. Vediamo solo persone con una maschera che davanti ci sorridono e poi si scopre che le leggi e le riforme del Nano vanno bene a che a loro. Perché, diciamocelo, a quale politico, con tutti i privilegi che ha, non fa comodo avere come premier uno che con la giustizia sociale ci si pulisce il sedere?
Berlusconi avrà pure tanti scheletri nell’armadio, ma ha dalla sua il detto “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”.
 
Beppe Grillo, è vero, è un comico, ma chi ha mai detto che i comici dicono solo stronzate??? Sono tantissimi anni che dedica la sua vita ai problemi sociali. Molti di voi diranno… “si ma lo fa a pagamento!” e io vi rispondo… perché uno non può dire cose sensate anche se viene pagato da noi?  e poi i nostri politici non sono profumatamente pagati per fare molte delle cagate che fanno? Oltre al fatto che per sentire o leggere ciò che lui dice non c’è bisogno di pagare una lira e i soldi che prende a teatro sono io che decido di darglieli, mentre gli stipendi e i benefici dei parlamentari e di tutti gli amministratori sono loro stessi che gli stabiliscono e con i soldi nostri.
Avete trovato ogni scusa per non farlo candidare, ma la verità è che avete paura di uno come lui e come tutti i governanti che si rispettino, avete paura di un popolo colto. Sta bene a Berlusconi governare sull’ignoranza ma sta bene anche a voi.
Ben vengano i Di Pietro, i De Magistris, i Grillo, i Travaglio… ce ne fossero nel PD!!!
 
Stefano



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POLITICA
Che paese di m...
12 luglio 2009

Una piccola premessa…

Voi sapete che in Italia tutto quello che un imprenditore, un libero professionista o un negoziante incassa, viene tassato e l’ammontare delle tasse (Iva +  varie) si aggira tra il 35-40-45 %. Naturalmente perché vengano applicate le tasse questi incassi devono essere dichiarati attraverso l’emissione di fatture o scontrini fiscali. Se ciò non avviene allora si parla di evasione fiscale.

Che fine fanno questi soldi non dichiarati??? Bene, molti di questi (miliardi di euro) finiscono all’estero nei così detti “paradisi fiscali” sui quali non viene applicata nessuna tassa, anzi, al contrario fruttano tantissimo.

 

E questa è la notizia…

il  nostro (purtroppo!) governo sta decidendo per la terza volta (le prime due nel precedente governo Berlusconi) di far rientrare questi soldi applicando una minima tassa che va dal 5 al 7-8 %. Ma non basta… per i soggetti che hanno sottratto illegalmente i soldi al fisco attraverso evasione, falso in bilancio, bancarotta fraudolenta, fatture false, non è prevista nessuna indagine!!!

Tutto questo è incredibile se pensiamo che un ragazzo (notizia riportata sui giornali questa settimana) per aver rubato una merendina in un super mercato si è beccato 3 anni senza condizionale o attenuanti solo perché l’aveva già fatto qualche anno prima, io posso solo dire che siamo in un paese di m……..

 

Se volete leggervi l’articolo sul nuovo scudo fiscale… http://www.repubblica.it/2009/07/sezioni/economia/scudo-fiscale/scudo-fiscale/scudo-fiscale.html




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POLITICA
Ogni commento è superfluo, tranne uno… ma chi c….o hanno votato 15.000.000 di italiani???
25 giugno 2009

 

BARI - Patrizia D'Addario infila la mano nella borsa. Ne estrae il registratore più noto d'Italia. Ha un sorriso teso: "Se registrate voi, registro anch'io...". "Io lo faccio sempre. Grazie a questo registratore ho potuto vedere condannato l'uomo che abusava di me. Io non ricatto. Dico la verità. Ma nella vita, spesso, per farti credere servono delle prove". Patrizia accetta di parlare con Repubblica a una condizione. "Eviterò di affrontare i dettagli dell'inchiesta".

Il presidente del Consiglio dice: "Quella donna? Ne ignoravo il nome e non ne avevo in mente il viso".
"Se avessi voglia di scherzare, direi che non ricorda perché girano troppe ragazze che mi somigliano tra Palazzo Grazioli e, a leggere i giornali, Villa Certosa. Invece io la faccia di quell'uomo me la ricordo bene. L'ho avuta troppo vicina per dimenticarne i dettagli. Ma non ho voglia di scherzare. Mi stanno massacrando".

Lei stessa ha detto di essere una escort.
"Avrei potuto continuare a fare quella vita senza svelarmi e prendermi le buste del presidente con 10 mila euro. Io, invece, quando ho capito di essere stata ingannata, ho deciso di ribellarmi. Io sono l'unica che ha il coraggio di dire il mestiere che fa. Le altre tacciono, frequentano Papi, incassano le buste, fanno carriera e chiedono rispetto".

Partiamo dall'inizio. Lei ha detto che a presentarla a Gianpaolo Tarantini è stato un amico comune, tale "Max". E' Massimiliano Verdoscia?
"Non lo so. Io lo conoscevo come Max".


Può chiarire quanti soldi ha avuto in totale per i due incontri a Palazzo Grazioli?
"Mille euro. Li ho avuti solo la prima volta per partecipare alla cena a Palazzo Grazioli. La seconda volta, quando sono rimasta tutta la notte, non ho avuto nulla. Se non la promessa che sarei stata aiutata a costruire finalmente quel residence per il quale ho le carte in regola e ho pagato già per ben quattro volte gli oneri di edificabilità".

Andiamo alla prima volta a palazzo Grazioli. Metà ottobre 2008.
"Io, a differenza di Silvio Berlusconi, ricordo ogni dettaglio. Quando arrivai saranno state le 22. Presi l'ascensore. Attraversai un lungo corridoio che si apriva in un salone dove trovai già molte ragazze. Altre arrivarono dopo. In totale saremo state una ventina".

Ne conosceva qualcuna?
"Alcune ricordavano dei volti televisivi. In realtà, mi colpì un altro particolare".

Quale?
"Mentre la gran parte di noi, come ci era stato detto, indossava abiti neri corti - il mio era di Versace - e trucco leggero, due ragazze che stavano sempre vicine, avevano pantaloni lunghi. Ho saputo, ascoltando quello che dicevano in pubblico, che erano due escort lesbiche che lavoravano sempre in coppia".

C'erano ragazze minorenni?
"Non mi misi a chiedere le età".

C'erano ragazze straniere?
"Mi sembrarono tutte italiane. E tutte mostravano, a differenza mia, una grande familiarità con la casa e il presidente. Lo chiamavano tutte Papi".

Lei non lo chiamava Papi?
"Io lo chiamavo Silvio. Mi disse di getto: "Come sei carina". Aveva una camicia nera. Quando si sedette notai i tacchi delle scarpe. Volle che mi sedessi accanto a lui nel salone con divani, dove proiettarono un lunghissimo video. Si vedevano i suoi incontri con i leader internazionali, i comizi, una folla che cantava "Meno male che Silvio c'è". Tutte le ragazze, a quel punto, fecero la "ola"".

E lei?
"Ero distratta da un barboncino bianco che leccava i miei piedi e quelli del presidente. Lui lo chiamava Frufrù e mi disse che glielo aveva regalato la moglie di Bush".

Quanto durò il video celebrativo?
"Fu lunghissimo. Il Presidente si alzava per chiedere champagne e focaccine. Poi, finalmente andammo in sala da pranzo. Un tavolo lunghissimo su cui volteggiavano tantissime farfalle. Di tulle, carta velina e altro materiale. Di vari colori. Farfalle ovunque, attaccate ai centro tavola e ai candelabri. Ho fatto indigestione di farfalle. La cena andò avanti fino all'alba. Ma non una cena da gourmet. Bresaola con sottaceti. Tagliatelle ai funghi. Cotolette con le patate. Torta di yogurt, che poi fu la cosa che mi piacque di più. Ne presi tre porzioni. Era morbida, come quelle della nonna".

Una cena così non può finire all'alba.
"Ci si interrompeva continuamente. Per canti, balli, barzellette. Berlusconi usò anche una storiella per parlare di me. Mi fissava e diceva. "Conosco una ragazza che non crede più agli uomini. La farò ricredere. La andrò a prendere con il mio jet privato". Poi, con il Presidente ballai. Un lento suonato dal pianista della casa. Era "My way". Ballammo molto vicini. Non si ricorda il mio volto?".

Quando lei andò via, qualcuna delle ragazze rimase?
"Non posso rispondere. Posso solo dire che era quasi mattina".

Il presidente dice: "Mi è stato insegnato a non andare a dormire se c'è anche un solo documento di cui occuparsi sulla scrivania". Lei ricorda se il presidente si è assentato per esaminare qualche dossier? Per rispondere a qualche telefonata?
"Il presidente ci parlava di molte cose del suo lavoro. Ma si è alzato soltanto per prendere i regalini. Ci teneva a distribuirli lui. Noi aprivamo e c'era l'obbligo di indossarli. Le solite farfalline, tartarughine, bracciali, collanine, anelli".

Che sensazione le rimase di quella sera?
"Un harem. Anzi. Gli harem sono una cosa seria che io conosco bene. Perché sono stata tre volte a Dubai. Gli sceicchi, a modo loro, rispettano le loro mogli. Se ne circondano, le precedono, ma le mostrano con orgoglio. Quello che vidi, invece, non mi piaceva. Esisteva solo lo sceicco: lui".

Ha mai sentito parlare di Noemi Letizia?
"Dopo la nota vicenda, sì. Ma non posso entrare nei dettagli. In generale, ripensando a quella storia, posso solo dire che non ho parole".

Lei tornò a palazzo Grazioli la sera del 4 novembre. Tarantini disse "lui vuole te".
"Evidentemente si ricordava di me".

E' la sera in cui resta l'intera notte. La notte dell'elezione di Obama, durante la quale, inutilmente si cerca di tirare fuori dalla stanza il presidente. Almeno fino alla colazione.
"Su quella notte non posso dire".

Ma è vero che lui la invitò a rimanere per la colazione?
"Sì. Non in sala da pranzo. Fu una cosa più intima".

La accusano di aver ordito un complotto a pagamento. La definiscono una "ricattatrice".
"E' ridicolo. In questa storia non ho mai preso un soldo da nessuno. Ho deciso di parlare il 31 maggio. Quando capii di essere stata ingannata. Che nessuno mi avrebbe aiutato nel mio progetto di vita: la costruzione del residence. Il premier era a Bari. Mi riconobbe e mi salutò. Poi, mi fece bloccare dalla scorta, nonostante fossi una delle sue candidate. Per altro, riconobbi chi mi fermò. Uno degli uomini della scorta che avevo visto a palazzo Grazioli fare altre cose".

Cosa?
"Guardarmi la sera del 4 novembre mentre il presidente, seduto su divano, mi accarezzava esplicitamente".

Quindi decise quel giorno?
"Fu l'ultima goccia. Parlai subito con un fotoreporter di Oggi. Ma c'era già stato dell'altro".

Il furto nel suo appartamento?
"Stranissimo furto. Avvenne in maggio. Pochi giorni dopo che avevo confidato a un amico che ero in possesso delle registrazioni dei miei incontri con il presidente".

L'amico era Gianpaolo Tarantini?
"No. E non ne posso fare il nome".

Cosa rubarono?
"Computer, cd musicali, tutta la biancheria intima, i miei vestiti di Versace, compreso quello che avevo indossato a Roma. Mi spaventai e cominciai a capire".

Per questo motivo cercò un avvocato?
"Cercai un avvocato per l'intervista che volevo fare con Oggi. Poi non se ne fece nulla e il mio avvocato rimase accanto a me quando, con mia grande sorpresa, l'8 giugno venni convocata come testimone dal pm".

L'inchiesta ha accertato festini organizzati in cinque residenze con esponenti politici locali.
"Non ho mai partecipato".

Ha frequentato il vicepresidente della Regione, il Pd Sandro Frisullo?
"Non so chi sia".

di CONCHITA SANNINO e CARLO BONINI




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POLITICA
ah ah ah W l'Italia
20 maggio 2009

Non ci posso credere… il nostro illustre presidente del consiglio è un corruttore!!! Mamma mia!!!

Cado letteralmente dalle nuvole!!!

E io che pensavo che queste cose succedessero solo nei paesi sottosviluppati dell’Africa, del Sud America o dell’Asia!!!

Ancora mi sembra incredibile che 15 milioni di italiani siano stati così ingenui… Perché le cose sono due, o sei ignorante (nel senso che ignori che “mister B” sia diventato quello che è corrompendo, falsificando, facendo o facendosi fare leggi personali, ecc) oppure sei complice.

 

Stefano

 




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POLITICA
Noi abbiamo addirittura un corruttore come presidente!
20 maggio 2009

Onorevoli, che rimborsi
quanto ci costano i politici

Dalla Jacuzzi sul terrazzo di casa alla trasferta ministeriale con famiglie al seguito
di CARMELO LOPAPA

IL rimborso spese per il parrucchiere delle onorevoli senatrici è stato l'ultimo a finire nel calderone delle astute sconvenienze da cancellare. Certo, pesa "solo" per 81 mila euro l'anno. Certo, non indecente come i filmini porno del marito del ministro dell'Interno britannico messi a carico del bilancio. Certo, non come gli specchi inseriti in nota spese dal deputato inglese Richard Younger Ross, ma anche a Roma, che figura. Tanto che anche a Palazzo Madama, giusto pochi giorni fa, se ne sono accorti e allora il presidente Renato Schifani ha invitato a cancellare quella voce in bilancio. D'ora in poi, sottinteso, vadano a farsi belle a loro spese.

Non è ben chiaro invece se i senatori e gli "ex" che passeranno a miglior vita in questo 2009 potranno godere ancora del rimborso spese funerarie che nel 2008 ha pesato un po' troppo sui conti del Palazzo, 134.290 euro. La voce è inserita "per memoria", e in fondo non sarà un problema loro ma di chi dovrà far quadrare i conti.

Conti stracciati, conti allegri, conti che non quadrano ma chi se ne frega, nel nostro Paese. Altro che Inghilterra indignata per pochi spiccioli di note spese. Qui lo scandalo è codificato, è a norma di legge, è tanto palese da non destare, appunto, scandalo.
Benefit, rimborsi a go-go, voli, treni, navi, Telepass e corsi di lingua e buvette e ristorante a 8 euro. Non è più tempo da viaggi in Tanzania della commissione Lavoro di Montecitorio per "studiare il sistema pensionistico del paese dell'Africa orientale", ricordo appannato di qualche anno fa. Come pure l'onorevole Lorenzo Cesa non proporrebbe più l'indennità per ricongiungimento familiare, come si azzardò a ipotizzare quando, nella rovente estate 2007, il suo partito venne segnato dallo scandalo del deputato Cosimo Mele, la prostituta in albergo, l'uso (sospetto) di cocaina. Adesso ci si accontenta di piccole cose, ma è il pensiero quello che conta. L'ultimo lo hanno avuto i tre questori della Camera guidati da Francesco Colucci (Pdl) ed è planato ieri mattina sulla casella postale dei 630 deputati sotto forma di lettera-invito a "usufruire di un corso di 15 ore di lezioni individuali di informatica da 1,5 ore cadauno" che si svolgeranno a Montecitorio. Costo risibile da 235 euro a testa, il resto lo mette la Camera, ovvio.

Quisquilie, appunto. Sarebbe bello invece sapere anche qui da noi come il deputato utilizza i 4.003 euro mensili che il Parlamento gli mette in saccoccia ogni mese come "rimborso spese di soggiorno". Certo, magari anche l'elettore italiano vorrebbe sapere almeno dove risiede il suo onorevole di riferimento, quando trascorre quei tre giorni nella Capitale. Per esempio se lo utilizza tutto, il suo budget da diaria extra stipendio. O che ne fa di quell'altro da 4.190 euro al mese che gli viene erogato proprio a titolo di "rimborso spese". Qualcuno non vorrà mica sospettare che una parte di quei soldi o addirittura tutti finiscano nel conto in banca dell'onorevole? Sospettosi o malpensanti. Qui la nota spese è bandita, il piè di lista è sconosciuto. Le Camere pagano anzitempo, pagano sulla fiducia, pagano a forfait. Non c'è nulla da scoprire. Altro che dimissioni dello Speaker del parlamento inglese.

Che ridere, il milione di sterline per colpa del quale Westminster sta precipitando nello scandalo, col suo carico di rimborsi gonfiati dai deputati. Che ridere, perché Montecitorio e Palazzo Madama, in questo 2009, distribuiranno ai nostri 630 deputati e 322 senatori rimborsi spese destinati sulla carta a viaggi, diaria e segreterie per qualcosa come 96 milioni di euro, parenti molto vicini di 100 milioni. E il tutto, va da sé, senza chiedere lo straccio di una prova documentale che attesti se davvero saranno utilizzati per gli scopi "istituzionali". Sono 72 milioni di euro alla Camera e 24 milioni al Senato. E va da sé, che quegli 8.190 euro mensili ai deputati e 8.678 mila euro ai senatori sono solo, appunto, rimborsi. Nulla a che fare con le indennità da 5.500 euro, lo stipendio in senso stretto.

"Uno scandalo come quello britannico da noi è impensabile - racconta un grande conoscitore del Palazzo come Gabriele Albonetti, deputato questore già da due legislature - Al di là dell'eticità del comportamento di deputati e senatori, la questione è tecnica. Da noi, non esiste la nota spesa, la Camera e il Senato affidano una somma, diciamo così, sulla fiducia. Sarà poi l'onorevole a gestirla a suo piacimento". Nulla da spiegare e nulla da giustificare. Né gli alberghi, né i ristoranti, né le segreterie, né - chiamiamoli così - gli "extra" molto extra. Come non sono da rendicontare gli oltre 4 mila euro al mese (4.678 al Senato) erogati a ciascun onorevole per i cosiddetti portaborse. Col risultato ormai arcinoto che buona parte degli assistenti sono sottopagati o pagati in nero. Ieri il Consiglio dei presidenza del Senato, prossimamente quello della Camera, ammetteranno l'ingresso dal primo luglio solo per i portaborse dotati di badge, rilasciato dietro esibizione di regolare contratto. Ma molti dei ragazzi, in questi giorni, ti raccontano come alcuni dei loro onorevoli siano pronti a far sottoscrivere loro un contratto da addetto alle pulizie del gruppo parlamentare, che ne possa comunque consentire l'ingresso quotidiano a Palazzo e continuare come sempre. Come sempre in nero.

Un po' di pulizia, va detto, la si sta pure facendo. Al Senato hanno cancellato i 730 mila euro sborsati, tra l'altro, per garantire un ufficio ai senatori rimasti privi di scrivania. O i 690 mila euro che sono parte della voce "rimborsi spese telefoniche". Ha fatto pure scalpore scoprire in questi giorni che i 1.058 "ex" senatori per fortuna ancora in vita costano però 1 milione 726 mila euro per viaggi in treni, aereo o per passaggi autostradali, al netto, ovvio, del vitalizio. Platea di beneficiari ridotta ora a 291 in uno slancio di austerity. Rigorismo che ancora non ha scalfito l'Asis, l'assistenza sanitaria garantita ai senatori e ai deputati e ai loro familiari. Basta pagare 25 euro al mese per ciascun figlio o consorte, ma anche - magia del Parlamento - per il convivente, e ogni cura è assicurata. Gratis. Perché la coppia di fatto che le Camere non hanno mai voluto riconoscere, lì dentro esistono, eccome, da tempo. Per l'esattezza dal 1985, quando è stata approvata la legge 687. Qualche sprovveduto Don Chisciotte, di tanto in tanto, prova pure a divertirsi e ad agitare le acque. In questa legislatura la dipietrista Silvana Mura, con un ddl che prevede tra l'altro la riforma del sistema dei rimborsi, da erogare solo dopo l'esibizione delle spese effettive. "Ma, per usare un eufemismo - racconta - non ha suscitato grandi entusiasmi tra i colleghi".

Fuori dai confini, qualche italiano finora ha potuto fare il furbo nell'Europarlamento. Tratta Bruxelles-Roma (o Milano) rimborsata forfaittariamente per la business class in base al chilometraggio. Quando invece era notorio che molti dei nostri 78 (come tanti altri) viaggiavano in low-cost. E lì, via con la cresta. Da luglio però, col nuovo Parlamento, si cambia registro: rimborso solo dei biglietti effettivamente acquistati. Il rimborso spese per lo staff viaggia sui 17 mila euro mensili. Non sarà per sfiducia, ma il tesoretto lì non lo fanno transitare dalla busta paga dell'onorevole. È a disposizione e le somme le paga direttamente il Parlamento agli assistenti che dimostrano con contatti e contributi di prestare servizio per il deputato. Rigore e trasparenza che i portaborse italiani sono costretti per ora solo a sognare.




permalink | inviato da Stefano Pisu il 20/5/2009 alle 9:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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